Trecento candeline per Mixer

Ai più attenti non sarà sfuggito il numero 300 che campeggia in copertina. Ebbene sì, il giornale raggiunge oggi un traguardo davvero importante. A differenza di noi poveri esseri umani, che dopo una...

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Ai più attenti non sarà sfuggito il numero 300 che campeggia in copertina. Ebbene sì, il giornale raggiunge oggi un traguardo davvero importante. A differenza di noi poveri esseri umani, che dopo una certa età invecchiamo, i giornali hanno la fortuna, superata una certa soglia, di guadagnare in autorevolezza ed ottenere il giusto rispetto che si deve a chi è sopravvissuto a trasformazioni epocali come quelle degli ultimi anni. Quindi, in via eccezionale, non presento i contenuti del numero; mi dedico invece a parlare brevemente di come Mixer di oggi sia differente rispetto al passato e di come, sebbene gli anni dorati per l’editoria cartacea siano alle spalle, non manchino motivi per guardare con soddisfazione al presente.

[caption id="attachment_133137" align="alignleft" width="231"] David Migliori[/caption]

Il primo è immediato: la rivista oggi è più bella! Liberiamoci un momento della finzione secondo cui la bellezza è solo negli occhi di chi guarda. Fino a non molti anni fa, su tutti i giornali di settore la qualità delle fotografie era discutibile, le immagini erano spesso sfocate, la carta lasciava a desiderare, i caratteri erano piccoli, le pagine non sempre invitavano alla lettura: insomma, serviva un bello sforzo di volontà per mettersi a leggere. Tanto, per chi voleva informarsi non c’erano alternative! Oggi il mondo è cambiato e le fonti di informazione sono molteplici. Decidere di informarsi leggendo su carta è una scelta, una scelta più faticosa di altre. Non stupisce quindi che sia sopravvissuto solo chi ha saputo rendersi, per l’appunto “affascinante”. Mixer oggi si presenta con una grafica di qualità, esteticamente eccellente: molti colori, ma ben amalgamati, grafici e tabelle chiare e leggibili, foto a tutta pagina quando necessario.

Belli fuori, ok, ma per un amore duraturo non basta, serve essere belli anche dentro, nei contenuti. E infatti, il giornale rispetto ai suoi albori, ha ampliato enormemente il suo raggio di azione. Nato per parlare ai baristi, si è affermato come punto di riferimento per i bar tradizionali, per poi darsi l’ambizioso obiettivo di rivolgersi a tutto il mondo del fuori casa. La struttura di Mixer, con una prima parte più specifica per i bar, una seconda sezione focalizzata sulla ristorazione e il cibo, una terza dedicata a chi lavora maggiormente nel mondo della mixability e la parte finale con gli approfondimenti tecnici e pratici per tutti, nasce da questa volontà di interessare quanti più operatori possibile. E questo a prescindere dal ruolo: i titolari “che gestiscono”, il personale di sala e i baristi a contatto con la clientela; gli chef, i pizzaioli e tutti quelli nelle “retrovie”.

I giornali specializzati delle origini davano informazioni pratiche, raccontavano case history, storie utili e istruttive. Mixer del 2017 non può accontentarsi di così poco. Nell’era dell’informazione 24h su internet e social, della condivisione in cui tutto è ora, adesso e subito, il giornale deve essere un passo avanti. Come detto più volte, deve raccontare i trend, cercare spunti futuri, andare a caccia dei segnali di qualcosa che sta emergendo ma ancora non è chiaro. E poi deve approfondire: nell’epoca degli articoli letti online in pochi secondi o dei tweet di 140 caratteri (anche se ora raddoppiati a 280), il giornale deve essere il luogo ideale di chi vuole indagare a fondo i temi altrove solo accennati. Deve appagare la fame di risposte di chi ha domande; soddisfare il bisogno di opinioni di chi non si accontenta di slogan e frasi fatte. Per questo deve dare spazio ad una molteplicità di voci, essere corale. Il lettore che decide di aprire Mixer 300/301/302… deve richiuderlo alla fine, sentendosi arricchito di suggerimenti, spunti pratici ma, soprattutto, di nuove idee.

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