Tra i bartender crescono i disturbi psicologici. Ecco tre vostre storie

Covid-19 e disturbi psicologici. Un tema che potrebbe essere trattato per ore. Perché la vita di tutti è condizionata da quasi un anno dall’emergenza sanitaria. Detto questo, per alcune categorie di p...

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Covid-19 e disturbi psicologici. Un tema che potrebbe essere trattato per ore. Perché la vita di tutti è condizionata da quasi un anno dall’emergenza sanitaria. Detto questo, per alcune categorie di persone è più difficile. Pensiamo, per esempio, a voi baristi, barman, barlady, gestori e titolari di bar e cocktail bar notturni

Diversi medici sostengono che i disturbi psicologici del prolungato stato d’emergenza e delle conseguenti restrizioni imposte saranno una delle conseguenze più difficili da superare di questo periodo segnato dalla pandemia. Ribadiamo, il discorso vale per tutti. Ma soprattutto per chi, come voi, si trova a casa in attesa di tempi migliori o lavora, ma ha visto snaturare la propria attività.

[caption id="attachment_159068" align="aligncenter" width="800"] Cristian Lodi[/caption]

“La nostra vita da troppo tempo è fatta solo di lavoro e famiglia, sempre che si abbiano un lavoro o una famiglia. Non esistono più svaghi, momenti sociali e attività culturali. In questa monotonia faccio fatica a essere disciplinato, a impormi degli obiettivi e a realizzarli”, confida Cristian Lodi, titolare del Milord di Milano, che ha preferito restare chiuso fino a quando non sarà possibile aprire in condizioni adeguate. E il suo stato d’animo è condiviso da molti.

Qui vi proponiamo tre storie emblematiche. Che non vi raccontiamo per alimentare le lamentele né per mettere benzina sul fuoco degli scontenti. Nulla di più lontano dal nostro intento. Che è semplicemente quello di fornirvi una fotografia dello status quo.

Giulia, barista di Pica Milano

“Il primo problema è che il bar ha perso la sua stessa identità. Un tempo era un luogo sociale e di incontro, adesso non più. Lavorare dietro al bancone è diventato molto frustrante. Non solo ci sono pochi clienti, ma al banco sei sempre da solo", osserva Giulia, barista al Pica Miano, vicino alla stazione della metropolitana di Lima. E poi confida: "Io di carattere sono molto affettuosa. Amavo il contatto fisico, gli abbracci, i baci. Parlo al passato perché oggi sono terrorizzata dal Covid-19 e ormai mi mantengo perennemente a distanza da tutti. Non mi tolgo mai la mascherina se non in casa mia e mi lavo le mani in modo compulsivo. Mi rendo conto di aver superato il limite, ma sono in balia del terrore".

Gianluca Amoni, esperto di start up e di nuovi format

[caption id="attachment_169909" align="aligncenter" width="696"] Gianluca Amoni, ph. Nicole Cavazzuti[/caption]

Gianluca Amoni è in fase di apertura come bar manager a Como di un nuovo locale focalizzato sui prodotti italiani, whisky inclusi. Ma ovviamente è in attesa che i tempi migliorino. Nel mentre, dal primo lockdown è ingrassato 20 chili. “Per fortuna prima ero troppo magro. Oggi sono un bel manzo di 80 chili!”, osserva con un sorriso amaro. Poi si fa più serio: “Sono profondamente scosso da questa situazione. Come padre di famiglia, mi sento a disagio per non avere uno stipendio dignitoso da mesi. Perché tengo dei corsi di bartending e collaboro con Diageo, ma con soddisfazioni limitate a causa della crisi del settore. Come professionista, poi, mi sento tarpato. Da mesi, infatti, attendo di poter inaugurare un nuovo locale a Como, ma fino a quando non ci sarà una situazione serena sarebbe folle. E come uomo, mi sento demotivato. Non ho voglia di allenarmi, perdo tempo, mi sento svogliato. In una parola, non ne posso più”.

Alessandro Chierichetti, titolare del Suzy di Milano

Alessandro Chierichetti ha un altro problema. Ce lo racconta lui stesso: “Ho aperto il Suzy poco più di un anno fa. Per passione e per amore di questo mondo. Ho gestito bene lo stress fino allo scoppio della pandemia. E anche il primo lockdown tutto sommato l’ho vissuto bene. Ma oggi inizio a sentire il peso. Mi approccio al lavoro con eccessiva rigidità e ansia. Intanto, ho l’incubo delle multe. Vivo con la paura di un controllo delle forze dell’ordine, con il timore che qualcosa non vada bene nonostante la mia attenzione per rispettare le norme. Ho l'angoscia che, all’improvviso,  nuove sgradevoli sorprese possano compromettere il futuro del Suzy. Poi c’è il virus. Che non lascia indifferente nessuno. Tutti in qualche modo, magari pure solo in misura marginale, siamo condizionati dalla paura del Covid-19. Che temo si stia insinuando al punto da diventare in molti di noi cronica. Che dirvi? Io sono affaticato. Vedo clienti scuri in volto, constato una diffusa ossessione per il gel per le mani e un’attenzione al limite della patologia per il distanziamento sociale e il terrore del contatto fisico. Non mi abbatto, ma inizio a subire il colpo. Perché c’è un limite a tutto. E lo abbiamo superato. Se non cambia qualcosa, dal punto di vista psicologico e umano avremo gravi problemi”.

Dalla parte del barman

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