La legge Sirchia del 2003 è stata scritta per il fumo da combustione e non contempla le sigarette elettroniche, né i dispositivi a tabacco riscaldato. Beverfood ricostruisce un quadro rimasto quasi immutato dal 2013, quando un decreto ha vietato l'e-cig solo in scuole e centri di formazione: per bar, ristoranti e alberghi non esiste alcuna norma nazionale, e la decisione se permetterne l'uso resta a discrezione di ogni singolo esercizio. Un annuncio di riforma fatto dal ministro Schillaci nel gennaio 2023 non ha ancora avuto seguito. Il caso più netto di questa frammentazione è Milano, dove dal 1° gennaio 2025 il divieto di fumo si estende a tutte le aree pubbliche all'aperto, dehors compresi, salvo dieci metri di distanza dalle altre persone: la sigaretta elettronica ne resta però espressamente esclusa. Il risultato pratico, nota l'articolo, è che al tavolo di un dehors milanese chi fuma una sigaretta rischia la multa, chi svapa accanto a lui no, ed è il gestore a doverlo spiegare ai clienti. A Trento, invece, un ordine del giorno presentato in consiglio comunale il 19 maggio 2026 chiede di estendere il divieto anche ai plateatici della ristorazione, segno che il tema comincia a muoversi a livello locale mentre a livello nazionale resta fermo. Un consiglio pratico: rendere la propria linea esplicita, sul modello del vecchio divieto di fumo, che ha funzionato meglio di quanto molti gestori temessero. Un monitoraggio della Regione Lombardia sugli effetti della legge Sirchia, nei mesi successivi alla sua entrata in vigore, aveva registrato che solo il 14% dei gestori riportava perdite economiche significative, contro un 68% di clienti che si dichiaravano favorevoli o molto favorevoli alla norma. Non è detto che la storia si ripeta identica con lo svapo, ma indica che una regola chiara, comunicata bene, tende a essere accettata più facilmente di quanto un gestore indeciso si aspetti.