Stella, Corriere della Sera, fa le pulci anche al turismo

L’Italia turistica ha corricchiato negli ultimi 30 anni, passando da 4,8 milioni di turisti a 47,8 milioni, mentre il resto del mondo ha continuato a correre i cento piani ogni anni, crescendo di ben...

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L’Italia turistica ha corricchiato negli ultimi 30 anni, passando da 4,8 milioni di turisti a 47,8 milioni, mentre il resto del mondo ha continuato a correre i cento piani ogni anni, crescendo di ben 43 volte. Facendo così precipitare il market share turistico del Belpaese rispetto al resto del mondo. A ricordacelo un fustigatore dei nostri tempi, quel Gian Antonio Stella che ha scritto sul Corriere.it un mirabilante articolo intitolato Turismo, prezzi alti e poca cultura dell’ospitalità: l’Italia non è più prima. Dove Stella ci ricorda come nel 1950 i viaggiatori stranieri che avevano scelto il nostro Paese erano il 19% del totale, mentre oggi sono appena il 4,4, facendo scendere il Belpaese al quinto posto tra i paesi più turistici al mondo.  Una caduta che molti premier del passato avevano promesso di fermare e, anzi, di far invertire i flussi. Ora tocca  a Renzi e al suo entourage, che arriva da una città, Firenze, sicuramente all’avanguardia dal punta di vista turistico.  Che, domani, prenderanno atto di questa debacle alla presentazione dei dati 2013 del ministero dei Beni Culturali e del rapporto dell’associazione “italiadecide”,  presieduta da Luciano Violante, dal titolo, più che ambizioso; Turismo: dopo trent’anni, tornare primi. Se i numeri degli arrivi previsti per l’Expo saranno corretti, questo risalita sarà possibile nel 2015. Ma poi?
Ecco gli impietosi dati snocciolati da Stella: , la nostra quota si è ridotta di decennio in decennio dal 19% del 1950 al 15,9% del 1960 e poi al 7,7% del 1970 (quando eravamo comunque i primi davanti al Canada, alla Francia, alla Spagna e agli Stati Uniti) e giù giù, dopo una breve risalita nel 1980, fino al 6,1% del 1990 (rimasto tale fino al 2000) per poi calare ancora al 4,6% del 2010 e infine al 4,4% di oggi. E questo malgrado il Brand “Italia” continui a tirare, grazie a moda, cibo, vino e cultura. Ma che, evidentemente, non riesce a bilanciare disorganizzazione, anche nella promozione, prezzi alti e mancanza di infrastrutture. Stella aggiunge anche mancanza di cultura dell’ospitalità. Su questo noi di WBM un po’ dissentiamo, ma è vero che molti si sono “seduti” nel tempo su una, presunta, rendita di posizione. A cui ha contribuito anche il record di siti dell’Unesco nel nostro paese, ben 49. Che, però, non stimolano abbastanza il turismo culturale, malgrado, insieme a quello enogastronomico, siano i due principali drive del nostro settore.
Essì che per far tornare a crescere la nostra asfittica economia di turismo ne avremmo bisogno come il pane: secondo le stime del Wttc (World Travel & Tourism Council), infatti, il valore aggiunto dell’industria turistica in Italia è stato di 63,9 miliardi di euro, ovvero pari al 4% del Pil nazionale. Con molti dei premier di cui sopra che puntavano a un 20%... Percentuale che, anche aggiungendo le attività limitrofe al turismo, dai bar alle lavanderie per le uniformi dei camerieri, si arriva al massimo a un 10,2% del Pil.
Ma torniamo al turismo culturale:  secondo i dati del Ministero dei Beni Culturali i visitatori dei musei, siti archeologici, gallerie d’arte statali messi insieme (tolti la Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige e la Sicilia) sono cresciuti da 30 milioni e mezzo a poco più di 38, tra cui però solo 17 e mezzo paganti! Tra le performance positive il Colosseo e i Fori Imperiali a più 79%, e chissà quanto cresceranno dopo gli spot dal premio Oscar de La Grande Bellezza e della visita di Obama a Roma (vedi: Dopo l’Oscar a La Grande Bellezza lo “spot” della visita di Obama a Roma)? Bene anche la Venaria Reale, che dieci anni fa era ancora in fase di restauro, gli  Uffizi e il Corridoio Vasariano (+25% e qui bisognerebbe ringraziare Dan Brown, un altro americano, e il suo romanzo Inferno) e Pompei, a più 17%, anch’essa “spinta” nell’ultimo anno da un Kolossal a stelle e strisce sull’eruzione del Vesuvio che, speriamo, possa controbilanciare le sempre più frequenti notizie di crolli e malcuria del sito. Malgrado la sua astoricità (vedi l'articolo di Wired su questo). Tra i segni meno, che sembrano inspiegabili ma non lo sono, le visite alla Reggia di Caserta, più imponente di Versailles ma…non nell’Ile de France, o a Villa Adriana.
Stella, e il touring, paiono sfiduciati. Noi di WBM ci crediamo, così come ci crede la Bit, con i suoi numerosi presidi internazionali, naturalmente l’Expo e, perché no, l’intero settore. Che non si può  delocalizzare, come dicono in molti. Basta che a non essere "delocalizzati" in altre destinazioni non continuino ad essere i turisti internazionali…

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