Social eating, in arrivo alla Camera una legge sulla ristorazione casalinga

Per questo il referendum costituzionale del 4 dicembre, sbarcherà alla Camera un ddl per la "regolamentazione della ristorazione in abitazione privata". La legge in arrivo a Montecitorio, già approvat...

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Per questo il referendum costituzionale del 4 dicembre, sbarcherà alla Camera un ddl per la "regolamentazione della ristorazione in abitazione privata". La legge in arrivo a Montecitorio, già approvata in Commissione Attività Produttive - si legge su repubblica.it - fissa alcuni paletti, soprattutto di natura fiscale, per evitare che quella dei cuochi domestici diventi un’attività professionale nascosta. Il rischio, infatti, denunciato dai ristoratori professionisti, è che possano nascere veri e propri ristoranti in case private che farebbero concorrenza sleale ai pubblici esercizi. E allora ecco i limiti per gli home restaurant: massimo 500 pasti all’anno (poco più di 1 coperto al giorno) e 5mila euro di incasso per cuoco. E per evitare che in una stessa famiglia le cifre si sommino perché è più di uno a cucinare, un emendamento prevede che i 5mila euro di proventi siano calcolati "ad abitazione". Una cifra che nasce dal confronto con altri Paesi europei, in particolar modo la Francia, che ha già un regolamento sulla sharing economy, l'economia condivisa, sulla quale anche il nostro Parlamento sta muovendo i primi passi. Chi apre un home restaurant, inoltre, è tenuto a presentare la cosiddetta "Scia", ossia la dichiarazione di inizio attività commerciale, pena il pagamento di una multa. Le transazioni di denaro, inoltre, sono operate mediante le piattaforme digitali e avvengono esclusivamente attraverso sistemi di pagamento elettronico.

“Nel ddl - spiega sempre a repubblica.it - il relatore Angelo Senaldi, deputato Pd - stabiliamo innanzitutto delle garanzie per gli utenti. Perciò tutte le attività di social eating devono passare obbligatoriamente attraverso le piattaforme digitali, che devono verificare i requisiti minimi di abitabilità delle case e una minima conoscenza da parte dei cuochi delle modalità di trattamento dei cibi. E possibilmente prevedere una copertura assicurativa per gli utenti". Insomma spetta ai portali monitorare l'effettiva capacità di chi cucina di non "avvelenare" le persone ospitate e fare formazione dei cuochi per il rispetto delle norme igieniche. "Non vogliamo appesantire di burocrazia queste attività di condivisione - continua il deputato - così come indicato anche dal ministro delle Attività Produttive Carlo Calenda. Ma bisogna evitare che diventino un secondo lavoro, magari in nero. Per questo nel testo di legge c'è un articolo che vieta ai Bed & Breakfast di praticare attività di home restaurant. Insomma, sì a una legislazione leggera, tutelando però al tempo stesso i consumatori dagli abusi".

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