Slot machine: occhio al rendiconto

Come previsto dalla normativa vigente, gli attori che intervengono nella raccolta di giocate sono tenuti a contabilizzare i propri compensi sulla base degli importi evidenziati nei rendiconti emessi d...

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Come previsto dalla normativa vigente, gli attori che intervengono nella raccolta di giocate sono tenuti a contabilizzare i propri compensi sulla base degli importi evidenziati nei rendiconti emessi dai concessionari in base delle letture telematiche degli apparecchi. Un principio semplice, ma che si complica per effetto di diversi fattori, correlati, specie per le slot, alle movimentazioni delle macchine (per sostituzioni, manutenzioni, furti ecc) o per interazioni commerciali tra gestori ed esercenti che portano spesso a modifiche nella ripartizione dei compensi, per il riconoscimento di “bonus” o altro. In tale sistema diventa difficile per il concessionario redigere puntualmente le distinte corrispondenti ai compensi di effettiva spettanza delle varie parti, con la conseguente insorgenza delle incongruenze citate. Come detto, la prima causa di scostamenti segnalata riguarda l’addebito di imponibili forfettari, richiesto per norma in caso di mancata lettura degli apparecchi ai fini della raccolta del prelievo erariale mentre non si ritiene possa valere ai fini della rendicontazione dei compensi (non tenendo conto delle vincite erogate ai giocatori). Sul punto, in assenza di una linea unica tra i concessionari, è opportuno che i gestori di slot (magari proprio su invito degli esercenti) adottino opportuni provvedimenti, come la richiesta formale al concessionario di riferimento, ove non pervenuta in tempo utile per la chiusura dei bilanci, di idonea attestazione dell’incidenza degli addebiti forfettari. O la pretesa che, in caso di addebiti di forfait, vengano detratte, ai fini della rendicontazione dei compensi, le quote di restituzione ai giocatori previste per legge. Un’altra causa di scostamento deriva spesso dall’errata ripartizione dei compensi fra gestori ed esercenti: in questo caso, per evitare discrasie, è necessario che il gestore comunichi per tempo al concessionario le quote di ripartizione convenute con l’esercente stesso all’atto della sua contrattualizzazione e ogni eventuale successiva integrazione del compenso concesso in vigenza di rapporto. Con l’emissione dei rendiconti annuali, il concessionario dovrà quindi provvedere a certificare agli esercenti l’ammontare di relativa spettanza e, per differenza, al gestore il residuo della raccolta (detratta la quota di compenso del concessionario medesimo), sempre secondo il principio della competenza economica. In ogni caso, al fine di disporre di idonea documentazione volta a provare la correttezza di comportamento anche in sede di contraddittorio e/o contenzioso tributario, resta fondamentale, all’atto dei periodici “scassettamenti” presso i locali, stilare e conservare apposite distinte o verbali con indicazione di data, luogo, locale, somme rinvenute nel cassetto e rispettive quote di competenza.

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