Scozia Indipendente? No!

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Tanto rumore per nulla? Non tanto. Perché se hanno vinto i no all’indipendenza della Scozia, con una percentuale abbastanza rassicurante, 55% contro il 45% degli indipendentisti, le promesse fatte in campagna dai politici britannici, e dal premier Cameron in particolare, dovranno ora avere un’attuazione. Sono britannici, ricordiamocelo. In attesa della dichiarazione della Regina prevista per il pomeriggio, proprio Cameron questa mattina ha ribadito la volontà di mettere in atto quanto promesso, tra cui una forte devoluzione in tema fiscale. Questo potrebbe aprire nuovi scenari, con aziende che si spostano in Scozia per godere di questi benefici, come succede con molte multinazionali in Irlanda, e, anche gli aeroporti sgravati dalle pesanti imposte del Regno Unito, potrebbero fare una grande concorrenza ai loro corrispettivi inglesi, come aveva già auspicato il numero uno di Iag, la società di controllo di Iberia British Airways, Willie Walsh. Quindi non ci saranno nuove frontiere politiche europee ma, anzi, si demoliranno ancor di più, almeno fiscalmente, le frontiere economiche. Assisteremo a una nuova fuga di società verso le isole britanniche? Perché, aldilà delle isole del canale, questo voto, anche se positivo per l’Unione, spinge altri autonomismi: i gallesi, gli irlandesi del Nord, gli stessi inglesi, unici in Gran Bretagna a non avere il proprio Parlamento, e, all’interno del Regno, anche regioni come la Cornovaglia. Una battaglia politica ma che, come sempre, si basa molto sull’economia.

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