Riaperture, non si trova personale. "Professionalità perse per sempre"

Proprio mentre il settore dell'ospitalità si rimette faticosamente in moto dopo lunghi mesi di stop e di limitazioni imposti dal governo in chiave anti-Covid, le associazioni di categoria lanciano l'a...

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Proprio mentre il settore dell'ospitalità si rimette faticosamente in moto dopo lunghi mesi di stop e di limitazioni imposti dal governo in chiave anti-Covid, le associazioni di categoria lanciano l'allarme: non si trovano lavoratori stagionali, indispensabili per sostenere l'attività di alberghi, bar e ristoranti nella stagione turistica. Insomma, in tutta Italia mancano camerieri, cuochi e baristi qualificati disponibili a lavorare durante l'estate, con un numero di posizioni scoperte che, in alcune zone, tocca picchi del 75% del totale.

[caption id="attachment_153475" align="alignright" width="300"] Aldo Cursano[/caption]

"Si sta puntualmente verificando ciò che paventavamo da tempo", commenta a Mixer Planet Aldo Cursano, vicepresidente vicario della Fipe. "La gestione di questa pandemia da parte del governo ha fatto sì che i nostri settori vengano percepiti come non affidabili da parte di quei professionisti che vogliono costruire una carriera, un progetto di vita, dal momento che manca qualsiasi prospettiva certa per il futuro. Nella nostra ultima manifestazione, come Fipe, abbiamo ribadito la richiesta che alle nostre imprese sia permesso di tornare a lavorare per sempre, superando la logica delle zone colorate e delle chiusure a singhiozzo. Ma purtroppo, al momento, non abbiamo alcuna certezza che, una volta passata la stagione estiva, non si torni alla situazione dello scorso autunno, con l'imposizione di nuove chiusure che avrebbero effetti devastanti dopo un anno e mezzo di continui stop and go".

Insomma, alla luce della totale incapacità di programmazione evidenziata dall'Italia nella gestione delle misure anti-Covid, nel nostro Paese i settori della ristorazione, dei pubblici esercizi, dell'alberghiero non offre alcuna garanzia per il futuro non solo agli imprenditori, ma anche ai lavoratori qualificati. Che in molti casi, dopo mesi di forzata inattività senza stipendio e con "ristori" insufficienti o inesistenti, non hanno avuto altra scelta se non quella di abbandonare definitivamente la professione per dedicarsi ad altro. Mentre altri, soprattutto i più giovani, hanno fatto la valigia per andare a lavorare in Spagna o in Grecia, dove la ripresa delle attività in vista dell'estate è stata pianificata da tempo, con regole e tempi certi.

"Stiamo così perdendo un patrimonio di competenze che costituivano un patrimonio di grande valore per l'offerta italiana nell'ambito dell'ospitalità, famosa in tutto il mondo", prosegue Cursano. "Ne consegue che le imprese del settore dovranno affidarsi a ragazzi senza formazione e senza professionalità specifiche, con un inevitabile decadimento dela qualità del servizio che non costituirà un bel biglietto da visita, in particolare nei confronti dei turisti stranieri. Dopo che molti, già quest'anno, di fronte alle incertezze di un Paese che, a metà maggio, non aveva ancora deciso le regole su coprifuoco, modalità di somministrazione e orari dei pubblici esercizi, hanno optato per altre destinazioni. In primis proprio Spagna e Grecia dove non a caso hanno trovato impiego tanti nostri stagionali".

Di fronte alle macere dell'industria dell'ospitalità, la ricostruzione dovrà quindi passare non solo dal rilancio delle imprese, ma dal recupero delle professionalità che ne garantiscono il funzionamento e che sono imprescindibili per il recupero di competitività dell'offerta turistica italiana. Per questo, conclude Cursano, "oltre a garantire la certezza di poter lavorare in futuro, al governo chiediamo che si mettano in campo misure per far sì che il lavoro nel nostro settore torni a essere attrattivo. Ma anche per sostenere la formazione, dal momento che le chiusure hanno imptattato anche sull'attività delle scuole alberghiere, a causa dell'impossibilità di effettuare le necessarie ore di stage".

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