Rapporto Ristorazione, i consumi superano i 91 miliardi. Cresce anche l’occupazione

Il fatturato della ristorazione cresce e nel 2023 ammonta a 54 miliardi di euro a prezzi correnti il valore aggiunto. Un contributo, questo, che è cresciuto significativamente dal 2022 e che indica co...

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Il fatturato della ristorazione cresce e nel 2023 ammonta a 54 miliardi di euro a prezzi correnti il valore aggiunto. Un contributo, questo, che è cresciuto significativamente dal 2022 e che indica come la voragine generata dall’emergenza pandemica sia definitivamente alle spalle, con un recupero del +3,9% rispetto al periodo pre-Covid e i consumi delle famiglie nel fuori casa che oltrepassano i 91 miliardi di euro.

Tali numeri sono stati presentati da Fipe-Confcommercio a Roma con il consueto Rapporto Ristorazione giunto all’edizione 2024, la dodicesima (qui un ulteriore approfondimento su Mixer Magazine di aprile, da pag.98); l’analisi si basa sulle informazioni disponibili al 1° marzo scorso. È emerso che a dicembre 2023 erano 331.888 le imprese della ristorazione, in leggera contrazione rispetto all’anno precedente (-1,2%). Di queste, 132.004 sono bar, 195.471 ristoranti, take away, gelaterie e pasticcerie e 3.703 aziende che offrono servizi di banqueting e catering.

A dimostrazione della dinamicità del settore, oltre diecimila imprese hanno avviato l’attività (+6,5% sul 2022). Su questo fenomeno si allunga, tuttavia, l’ipoteca dei troppi insuccessi che segnano l’iniziativa di tanti aspiranti imprenditori: il tasso di sopravvivenza delle nuove imprese supera, a cinque anni, appena il 50%. Il 28,9% delle imprese è gestito da donne, con una più alta incidenza nel canale bar (33,1% del totale). Le imprese guidate da giovani under 35 sono il 12,9%, concentrate principalmente nel segmento ristoranti (60,3%), mentre le attività sotto il controllo di imprenditori stranieri sono oltre 50mila (circa il 14% del totale).

All’evento hanno partecipato Lino Enrico StoppaniRoberto Calugi Luciano Sbraga, rispettivamente Presidente, Direttore Generale e Direttore del Centro Studi di Fipe-Confcommercio. Nel corso della conferenza stampa è stato proiettato anche un videomessaggio di Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, che ha rimarcato il peso del settore dei pubblici esercizi per l’economia nazionale e la grande capacità di rinnovarsi continuamente. Presente anche il presidente di Fipe Confcommercio Roma Sergio Paolantoni.

Il rapporto presentato oggi ha più luci che ombre, stiamo tornando di fatto ai livelli del 2019. Parliamo di uno sforzo enorme del settore, che ha avuto una profonda cicatrice - ha commentato Luciano Sbraga -. Le indicazioni per il prossimo anno sono positive e noi auspichiamo chiaramente che si realizzino. Per il 46,5% delle imprese il fatturato 2024 sul 2023 migliorerà”.

LA SPINTA DEGLI INVESTIMENTI

I numeri positivi della ristorazione italiana sono accompagnati, spiega il rapporto, da una forte spinta agli investimenti: nel 2023 circa un imprenditore su due ha investito nel rinnovo del parco attrezzature e nel potenziamento degli strumenti digitali. E per il 2024 le imprese annunciano un piano di investimenti che sfiora i 4 miliardi di euro. In questo caso, i due pilastri sono stati la sostenibilità e l’innovazione. Da un lato, qualcosa come nove ristoranti e bar su 10 hanno adottato misure concrete per il controllo dei consumi energetici e il rispetto dell’ambiente. Dall’altro, oltre l’80% delle imprese ha introdotto uno o più strumenti digitali all’interno dei propri locali come ad esempio quelli di interfaccia con i clienti.

L’OCCUPAZIONE CRESCE

Secondo Fipe, infine, il 2023 può essere considerato un anno positivo anche dal punto di vista dell’occupazione, con 1,4 milioni di addetti, in crescita del 6,4% rispetto al 2022 e del 2,3% rispetto al 2019. Focalizzando l’attenzione sul solo lavoro dipendente, le oltre 165mila aziende con almeno un dipendente hanno impiegato, nella media dell’anno, 1.070.839 lavoratori (6,4 unità per impresa), superando dell’8,1% il livello pre-pandemia (circa 80mila unità in valore assoluto). 

Si è poi totalmente riassorbita l’emorragia dei contratti a tempo indeterminato, cresciuti di oltre 11mila unità rispetto al 2019, che oggi costituiscono la forma prevalente dei rapporti di lavoro nel settore della ristorazione (58,5%).

Infine, il rapporto dà spazio anche alla ristorazione a catena che attualmente conta in Italia oltre 11mila attori con una netta prevalenza al nord  e una fetta del mercato OOH (Out Of Home) pari al 3%. È un fenomeno che sarà oggetto di un forum dedicato a ottobre organizzato da Fipe, Aigrim e TradeLab.

Il 2023 è stato un buon anno per la ristorazione italiana e per il 2024 le aspettative degli imprenditori restano prudentemente positive. Nonostante le sfide legate all'inflazione e all'incertezza del quadro geopolitico, i consumi, l’occupazione e il valore aggiunto sono sensibilmente cresciuti tornando, quantomeno in valore, al di sopra dei livelli pre-pandemia - ha spiegato Lino Enrico Stoppani - Anche la contrazione del numero delle imprese non è necessariamente una cattiva notizia se si traduce in un rafforzamento delle competenze e un aggiornamento dei format, grazie al progressivo apporto di tante imprenditrici e di tanti giovani che decidono di mettersi in proprio. Il settore è in trasformazione come è testimoniato anche dalla spinta ad investire e a innovare. Oltre il 50% degli imprenditori ha effettuato uno o più investimenti nel 2023 in chiave green e digitale e un numero altrettanto importante prevede di investire quest’anno. Sono segnali di fiducia che meriterebbero di essere ulteriormente sostenuti da politiche che riconoscano alla ristorazione il ruolo che ha nell’economia e nella società. Questi sono giorni importanti anche nel percorso di rinnovo del nostro Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro”.

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