Produttori di vino, ecco l’agenda per il prossimo governo

Preoccupazioni per i produttori di vino. Da un lato la possibile perdita di accesso ai fondi Ue, l’introduzione di nuove accise o avvertenze sulle etichette per la salute. Ma anche le oltre 500 sigle...

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Preoccupazioni per i produttori di vino. Da un lato la possibile perdita di accesso ai fondi Ue, l’introduzione di nuove accise o avvertenze sulle etichette per la salute. Ma anche le oltre 500 sigle Doc, Docg e Igt, un sistema difficile da essere comprese all’estero

Paolo Castelletti, segretario generale dell'Unione italiana vini, lancia oggi tramite le pagine del Sole24Ore il un chiaro messaggio, a nome di tutti i produttori di vino made in Italy, al prossimo governo: “Si sta facendo strada nelle Politiche Ue l'idea che non esista un livello minimo di consumo di alcol sicuro per la salute dei consumatori ma che qualsiasi livello sia di per sé dannoso”. Occorre opporsi a questa visione.

E spiega: “Non è una questione di principio. A Bruxelles si stanno convincendo che quei prodotti alimentari che possono essere dannosi per la salute (per esempio vino, salumi e carne) non possano essere oggetto di iniziative promozionali cofinanziate da fondi Ue ma vadano assoggettati a una tassazione specifica (introduzione di un'accisa minima) e debbano riportare dei warnings in etichetta. Da queste scelte potrebbero discendere gravissime ripercussioni per il nostro settore”.

Infatti, secondo Castelletti, qualsiasi prodotto alimentare può essere dannoso per la salute se non consumato in maniera corretta. Decisivi quindi sono la distinzione tra consumo e abuso e l'affermazione di stili di vita come quello della Dieta mediterranea che contempla un consumo moderato e consapevole di vino. Occorre dunque attivarsi per creare alleanze in Europa a partire dai Paesi Mediterranei e poi promuovere la ricerca scientifica che avvalora queste tesi, partendo da un recente studio del Wine Information Council che dimostra come un consumo moderato (non superiore a due bicchieri al giorno negli uomini, uno per le donne) di vino sia associato, negli over 40, a una bassa incidenza di malattie cardiovascolari e diabete.

Ma anche in casa nostra c’è molto da fare, conclude Castelletti: a cominciare da una razionalizzazione delle denominazioni. “Oltre 500 tra etichette Doc, Docg e Igt sono troppe. Senza contare che tra queste le prime 10 coprono il 50% delle bottiglie vendute mentre un terzo imbottiglia meno del 40% del prodotto. Si tratta di un sistema troppo complesso da spiegare sui mercati esteri”.

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