POS, l'appello di APPE: "Le sanzioni non educano clienti ed esercenti"

«L’educazione non si impone a forza con obblighi e sanzioni, ma creando i presupposti per una scelta libera del consumatore e dell’esercente, altrimenti si torna ai princìpi autoritari di ben altre ep...

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«L’educazione non si impone a forza con obblighi e sanzioni, ma creando i presupposti per una scelta libera del consumatore e dell’esercente, altrimenti si torna ai princìpi autoritari di ben altre epoche!». Non la manda certo a dire Filippo Segato, Segretario dell’Associazione Provinciale Pubblici Esercizi (APPE) di Padova, in merito alla notizia che vedrebbe, a breve, l’introduzione di pesanti sanzioni a carico degli esercenti che non accettassero pagamenti a mezzo POS, quindi con carta di credito o bancomat.

«Abbiamo svolto delle simulazioni – dichiara Segato – e, per la categoria che rappresentiamo (e in particolare per i bar e le pasticcerie), l’introduzione dell’obbligo sarebbe una vera e propria sciagura: l’ennesima “tassa occulta”, stavolta da pagare alle banche».

Secondo gli studi dell’APPE, possedere un POS e accettare i pagamenti “elettronici” per le micro-transazioni, magari per un cappuccino e brioche o un tramezzino e aperitivo, costerebbe agli esercenti anche oltre 1.000 euro all’anno. «Il conto – conferma Segato – è presto fatto: almeno 120 euro all’anno solo per il possesso dell’apparecchio, più 10/15 centesimi a transazione (la quota fissa per i micro-pagamenti), per una media di una ventina di transazioni al giorno, alla fine dell’anno comportano una spesa insostenibile».

Secondo l’Associazione dei baristi, occorre creare dei presupposti per rendere conveniente l’utilizzo del POS. «In settori come la ristorazione – prosegue il Segretario – il pagamento con carta ormai è accettato ovunque, segnale che gli esercenti sono favorevoli a questa soluzione. Il problema è che, nei pagamenti di piccola entità, sotto i 20-30 euro, le commissioni praticamente annullano i margini di guadagno delle imprese. Pensiamo a un caffè pagato con il bancomat: il costo fisso minimo di 10/15 centesimi azzera il guadagno dell’esercente, che anzi finirebbe per lavorare in perdita».

La soluzione, secondo l’APPE, potrebbe essere quella di esentare da commissione i pagamenti sotto un certo importo, in modo da favorire l’utilizzo della moneta elettronica. «Se, ad esempio, fino a 30 euro, le commissioni fossero azzerate, finalmente si potrebbero porre le basi per uno sviluppo serio di questo genere di transazioni, alle quali peraltro gli esercenti stessi sarebbero favorevoli, perché sarebbero “liberati” dal possesso di denaro contante, che sicuramente attrae i malintenzionati».

L’APPE conclude la sua nota con un invito agli istituti di credito: «Attendiamo – conferma Segato – che qualche banca si faccia viva con noi, per concordare una convenzione realmente conveniente per gli esercenti: siamo pronti a valutarla e a proporla a tutti i nostri 1.500 associati».

COSTI MEDI PER POSSESSO E UTILIZZO DEL POS
Canone mensile euro 10
Commissione per transazione bancomat 0,5% con un minimo di 10/15 cent
Commissione per transazione carta di credito 1% con un minimo di 10/15 cent

NUMERO DI POS INSTALLATI IN PROVINCIA DI PADOVA (indicativi)
Ristoranti, trattorie e pizzerie N. 1.100 (pari all’85% dei locali)
Bar, pasticcerie N. 550 (pari al 35% dei locali)

E SE UN CLIENTE VUOLE PAGARE CON CARTA MA L’ESERCENTE NON HA IL POS?
Il mancato possesso del POS, attualmente, non è sanzionato e ovviamente non esime il cliente dall’obbligo di pagare il corrispettivo della prestazione ricevuta.

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