Nuove norme: cosa cambia per i giochi al bar

Comunque vada, sarà una rivoluzione. È questa, ad oggi, l’unica certezza che accompagna esercenti e operatori del gioco rispetto al processo di riordino avviato dal governo e attualmente in fase di at...

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Comunque vada, sarà una rivoluzione. È questa, ad oggi, l’unica certezza che accompagna esercenti e operatori del gioco rispetto al processo di riordino avviato dal governo e attualmente in fase di attuazione. Nonostante i molti punti oscuri e le questioni ancora da definire, è comunque già possibile valutare le linee guida che orienteranno il cambiamento di paradigma che emergono dall’accordo siglato tra Governo e Regioni in Conferenza unificata. Tutto ha inizio con la riduzione del numero di slot attive nell’intero paese di cui abbiamo parlato la volta scorsa, che ne toglierà dal mercato il 35% entro fine aprile 2018, portando a 264.674 il numero delle macchine installabili e facendo così sparire “attraverso un processo di rottamazione” non ancora definito, circa 143mila slot. Di cui circa 125mila da bar e tabacchi (dove oggi che ne sono circa 229mila) e 17mila circa dai generalisti secondari. Ma non è tutto. L’intesa prevede anche il dimezzamento in tre anni dei punti di vendita, attualmente stimati in circa 98.600 esercizi, tra bar (56mila circa) e tabacchi (13mila) e i circa 29.600 locali dedicati (tra agenzie scommesse, bingo, sale slot e così via). Secondo l’accordo i punti vendita in cui potranno essere presenti le slot saranno circa 55mila, e tra questi solo 30-35mila esercizi in grado di ottenere la “certificazione per la vendita di gioco”, che rappresenta la vera novità. Tale certificazione risponderà a criteri relativi a: accesso selettivo, con la “completa identificazione del cliente con controllo dei documento, della carta nazionale dei servizi”, o con la creazione di una “carta dell’esercente”, che permetterà il funzionamento delle slot e della videosorveglianza; eliminazione di immagini eccessive che inducano al gioco; standard di arredo interno e luci, più una segnaletica esterna che attesta la certificazione pubblica (sul modello della “T” di tabacchi); rispetto di vincoli architettonici e la formazione specifica operatori con approccio di contrasto al gioco patologico. Tutto questo, naturalmente, dietro a dei limiti minimi sui volumi di spazio dedicati al gioco e su numeri minimi e massimi di slot installabili. Tra gli altri punti al vaglio dell’amministrazione c’è poi anche la “trasparenza delle comunicazioni in materia di gioco”; la tracciabilità completa di giocate e vincite, e il “collegamento diretto con Polizia e/o con Agenzia delle dogane e dei monopoli”. Al termine del periodo transitorio di tre anni potranno ospitare slot solo i punti gioco certificati. Per un’autentica rivoluzione, almeno sulla carta.

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