Nei locali la musica smette di essere sottofondo e diventa parte dell’esperienza

In un mercato dove molti locali iniziano ad assomigliarsi esteticamente, la dimensione sonora può diventare uno degli elementi più riconoscibili.

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La musica nei locali viene sempre meno trattata come semplice accompagnamento e sempre più come elemento progettuale dell’esperienza. Bargiornale riflette sul ruolo del suono nei format horeca contemporanei a partire dai temi emersi all’IMS – International Music Summit di Ibiza, dove playlist, volume, ritmo e identità sonora sono stati raccontati come componenti decisive nella costruzione dell’atmosfera di un locale. Il tema riguarda soprattutto quei format ibridi in cui bar, ristorante, listening bar e intrattenimento tendono ormai a sovrapporsi. Negli ultimi anni molti locali hanno investito enormemente su design, cocktail list e food pairing, lasciando però la componente sonora in secondo piano o affidandola all’improvvisazione. Eppure il suono modifica tempi di permanenza, comfort e percezione complessiva dell’esperienza. Non si tratta semplicemente di “mettere buona musica”, ma di capire quale identità si vuole costruire. Naturalmente esiste anche il rischio opposto: trasformare ogni dettaglio sensoriale in qualcosa di troppo costruito e artificiale. Però il punto resta concreto. In un mercato dove molti locali iniziano ad assomigliarsi esteticamente, la dimensione sonora può diventare uno degli elementi più riconoscibili e difficili da replicare dell’ospitalità contemporanea.

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