Molestie dietro il bancone, è ora di dire basta

Sulle molesti verbali subite da un’aspirante barista palermitana dura la condanna di Valentina Picca Bianchi, presidente del Gruppo Donne di Fipe-Confcommercio. La storia è una di quelle che fanno mal...

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Sulle molesti verbali subite da un’aspirante barista palermitana dura la condanna di Valentina Picca Bianchi, presidente del Gruppo Donne di Fipe-Confcommercio.

La storia è una di quelle che fanno male. Per un semplice, lapidario motivo: perché dimostra che le cose fanno fatica a cambiare.

Se ancora oggi nel XXI secolo, dopo innumerevoli frasi contro il gender gap, dopo molteplici iniziative anche meritorie contro la violenza sulle donne siamo costretti a leggere fattacci come quello che ha coinvolto Carolina, allora vuol dire che la strada da fare è tanta.

Ma procediamo con ordine.

Carolina Palumbo, si legge sulle colonne di Repubblica Palermo, invia la sua candidatura ad un locale in cerca di personale. La risposta del principale arriva tramite messaggio vocale, chiedendole di non ‘vestirsi come una suora, perché si devono attirare i clienti’.

Non servirebbero parole per spiegare come nella mentalità di qualcuno la mercificazione dei corpi non sia neanche sentita come un oltraggio e le molestie (anche quelle verbali) non siano intese come tali.

Nel sillogismo becero ‘la donna deve attirare l’uomo’ (sottointeso è quello il suo ruolo) per qualcuno non c’è niente da eccepire. Per fortuna Carolina ha avuto da eccepire. E tanto. Si è sentita umiliata e offesa e ha denunciato coraggiosamente il fatto e le molestie subite.

“È vergognoso – coì commenta la vicenda Valentina Picca Bianchi, imprenditrice e presidente del Gruppo Donne di Fipe-Confcommercio -  che un imprenditore possa chiedere, più o meno esplicitamente, a una aspirante barista di indossare maglie scollate per servire ai tavoli. Le donne che operano nei pubblici esercizi sono lavoratrici, non oggetti da mettere in mostra per solleticare le fantasie di qualche triste, tristissimo avventore. Voglio essere molto chiara, per noi questi non sono imprenditori e non hanno nulla a che fare con i valori che esprime la Federazione”.

“La misura è colma. Come Federazione  - prosegue - stiamo lavorando per trasformare i pubblici esercizi in presidi di sicurezza e ogni volta che un imprenditore si comporta in questo modo, l’intera categoria subisce un danno incalcolabile. Noi oggi abbiamo il problema di reperire forza lavoro, visto che dopo 14 mesi di stop o di lavoro intermittente, molte persone sono sfiduciate e non credono in una prospettiva di impiego stabile. Dobbiamo tornare ad essere attrattivi, ma così facendo si ottiene l’effetto opposto: si spaventano le ragazze, le si umiliano e si allontanano anche gli avventori. I bar, i ristoranti e i locali in generale, sono luoghi in cui si formano professionisti, cortesi e competenti. Non certo dove si espone “carne da macello”, con il rischio di mettere in pericolo la loro incolumità. Sinceramente, sono amareggiata e arrabbiata”.

Voglio ringraziare questa ragazza per aver raccontato questo deplorevole episodio – conclude la presidente –. Ha dimostrato un coraggio non comune per una giovane. Immagino l’umiliazione e il disagio profondo che debba aver provato nel momento in cui si è sentita fare questo tipo di sollecitazione”. 

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