Mixer: tatuaggi al centro nell’editoriale del numero di marzo

Chi li ha, giustamente desidera ostentarli, mostrando al mondo una parte di sé, originale ed unica. La “scuola classica” invece li sconsiglia, perché danno una sensazione di “disordine”, al pari di ca...

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Chi li ha, giustamente desidera ostentarli, mostrando al mondo una parte di sé, originale ed unica. La “scuola classica” invece li sconsiglia, perché danno una sensazione di “disordine”, al pari di capelli lunghi, barbe incolte e piercing. Ma i tatuaggi, a cui dedichiamo la copertina, ormai spopolano. Anche nel mondo dei bar e dei ristoranti. Se erano un segno distintivo di marinai ed ex-galeotti in un lontano passato, per poi diventare vezzo giovanile più o meno alternativo, oggi sono sulla pelle di tutti, senza distinzione di età, di reddito o di professione. Spuntano sotto le camicie di distinti uomini d’affari o di signore alla moda, di professori e di camionisti. Basta una passeggiata in spiaggia nei mesi estivi per rendersi conto che forse oggi, i veri alternativi sono coloro che hanno ancora tutta la pelle integra, senza alcuna aggiunta grafica…

[caption id="attachment_96987" align="alignleft" width="159"]David Migliori David Migliori[/caption]

Nel mondo dei bar e ristoranti esisteva un codice non scritto che prevedeva, oltre all’eleganza e al garbo di chi lavora con la clientela, anche il rifiuto di ogni aspetto fuori dal comune, che fossero i capelli lunghi o un look inconsueto. Oggi le cose sono molto cambiate. Basta sfogliare le copertine dell’ultimo anno di Mixer per vedere che non c’è quasi bartender di successo che non arrotoli le maniche per mostrare i disegni tatuati sulle braccia che utilizza per creare i propri drink. E lo stesso vale per molti chef. Non c’è da stupirsi. In un mondo che ha sdoganato il tatuaggio, è normale che i personaggi più a contatto con il pubblico, più in sintonia con i giovani, abbiano il loro stesso linguaggio e lo stesso look. Magari con un tocco di originalità in più.

Tatuaggio libero quindi? In parte sì, dato che ormai è universalmente accettato. Ma con qualche limitazione: come sempre, serve il buon senso. Se l’ostentazione funziona in un locale serale, ed è accettata come una cosa normale in una pizzeria, la stessa cosa non vale se si lavora in sala in un grande hotel esclusivo. Ogni locale ha il proprio stile ed è giusto che chi lavora, si adegui al tipo di immagine che l’esercente ha deciso di dare.

Ma se qualcuno oggi pensa sia possibile “bloccare” l’ostentazione dei tatuaggi nel fuori casa, è meglio che si rassegni. Quando nuove mode e fenomeni di costume si impongono, non è possibile opporsi, bensì è ragionevole adattarsi alle novità. Che non vuol dire camerieri in canottiera e tatuaggi dappertutto. Ma che si tratti di unioni civili, di piercing o di tattoo, quello che non era accettato 30 anni fa, può essere una cosa normale oggi.

ECCO LA NOSTRA INCHIESTA SUI TATUAGGI

Un anniversario importante Non ho citato per caso i 30 anni. Proprio questo mese Mixer festeggia il trentesimo anniversario di vita editoriale. La nostra pubblicazione è stata infatti registrata nel marzo del 1986. Trent’anni sono un traguardo importante per una rivista specializzata, tanto più per una testata che nel corso del tempo ha saputo crescere, ritagliandosi uno spazio unico tra le pubblicazioni che parlano al mondo dei bar e dei ristoranti.

Siamo molto orgogliosi della nostra storia, del percorso fatto e del taglio originale che abbiamo saputo dare alle nostre pagine, cercando di fare un giornale che non parla a se stesso ma che guarda a quello che succede nel mondo esterno, ai nuovi trend e all’attualità. Come dimostra l’argomento dei tatuaggi di cui parlavamo. I 30 anni di vita meritano festeggiamenti adeguati, che non mancheranno nei prossimi mesi…

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