L’Italia cresce e deve inventare. Anzi giocare, parola di Carniani

L’Italia è un Paese anomalo. Non solo per la sua straordinaria ricchezza di opere d’arte e bellezze naturali. E neanche per il suo quadro politico difficilmente assimilabile a quello di altre nazioni...

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L’Italia è un Paese anomalo. Non solo per la sua straordinaria ricchezza di opere d’arte e bellezze naturali. E neanche per il suo quadro politico difficilmente assimilabile a quello di altre nazioni europee. L’Italia è un Paese anomalo perché frammentato da un punto di vista turistico come nessun altro al mondo. È questo il quadro che emerge dall’intervento di Giancarlo Carniani, co-founder di BTO- Buy Tourism online, nel corso del Workshow organizzato a Milano da Besteam, il gruppo d’acquisto nato dieci anni fa dall’esperienza di Best Western. Per dare un’idea della realtà italiana, nel nostro Paese ci sono 150.000 aziende che offrono ospitalità (alberghi, quindi, ma anche agriturismi, b&b ecc), mentre nella stessa categoria nel Regno Unito ce ne sono 95.000. E molte meno altrove. A rendere ancora più unica la situazione italiana c’è poi la fortissima imprenditorialità individuale. “In Italia solo il 6% degli hotel fa parte di grandi catene alberghiere: siamo al 22mo posto nella classifica mondiale”, dice ancora Carniani. Sempre individualisti questi italiani, si dirà. Forse sì, ma una volta di più questo sfrenato pensare e fare per se stessi... non funziona. Anche per questo, le aziende italiane tendono a fare e pensare in modo più vetusto delle concorrenti straniere. In base ai dati di PhoCusWright Europe, nel 2012 in Italia solo l’85,5% degli alberghi era on line. “Questo vuol dire che ben 5.000 strutture non erano nella rete” puntualizza Carniani. Che rincara: “E solo il 58% aveva un booking engine”.
In questa situazione, i nostri numeri valgono ancora di più, anche se appaiono un po’ al rallentatore rispetto a un’Europa in cui già nel 2011 il turismo aveva raggiunto i livelli pre-crisi, cioè precedenti il 2008. Vietato piangersi addosso, però. “Il turismo in Italia genera 156 miliardi, pari al 10,3% del pil totale. Nel mondo siamo all’ottavo posto e, anche se è vero che rispetto alla prima posizione detenuta negli anni 70 abbiamo progressivamente perso quote, il nostro è comunque un piazzamento da grande potenza. La crescita prevista per i 2014 è del 2,1%, per arrivare a quota 198 miliardi nel 2024. Già oggi, comunque, il turismo nel nostro Paese è il terzo comparto, dopo servizi finanziari e bancari”. Investire e credere, quindi. E se possibile innovare. Un “punto debole” che condividiamo in toto con il Vecchio Continente. E non è questione di sfumature: “Le startup del turismo stanno crescendo del 285% in Asia, addirittura del 70% in Africa e solo del 6% in Europa”, dice Carniani. Un consiglio per inventare cose nuove? Carniani non ha dubbi: “bisogna guardare alle OLTA, agili nell’intraprendere cose nuove, sistematiche nell’utilizzo dei dati raccolti, inarrestabili nella ricerca di nuove tecniche con cui sedurre il cliente”. Per finire, tutto questo è serio, molto serio, ma è anche un gioco. È la grande lezione della gamification, ovvero di come conquistare un contatto, un potenziale cliente, facendolo innanzitutto giocare. Anche per questo, però, l’appuntamento per saperne di più è per dicembre a Firenze, con la nuova edizione di BTO.

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