Lady Drink 2024, a Bibione le donne della mixology dicono la loro. Ecco i nomi delle quattro vincitrici

Chiamatele bartender, il nome, che va bene per tutti, c’è, e anche la sostanza come si è visto alla 27° edizione di Lady Drink, la competizione di mixology per sole donne che ha visto ancora una volta...

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Chiamatele bartender, il nome, che va bene per tutti, c’è, e anche la sostanza come si è visto alla 27° edizione di Lady Drink, la competizione di mixology per sole donne che ha visto ancora una volta 45 professioniste sfidarsi in quattro categorie: 'After Dinner' vinta da Tiziana Sata; 'Long Drink' che si è aggiudicata Linda Cau; 'Pre Dinner' che ha visto affermarsi Marina Milan e 'International', andata alla cubana Ana Carla Hernández Borrego.

Questa la cronaca in pillole di una manifestazione, tenutasi lunedì 12 marzo presso il Savoy Beach Hotel & Thermal Spa di Bibione, ideata 27 anni fa da Danilo Bellucci, da decenni mitico Pr e comunicatore del mondo food & beverage.

Non abbiamo ancora preso il treno che già ci chiediamo: hanno senso le quote rosa, in un mestiere che ancora oggi vede una predominanza maschile? Dopo aver seguito una giornata lunga e complessa nell’organizzazione, ma emozionante, e avere parlato e ascoltato tante professioniste di tutte le età e le latitudini la sensazione è che sì, ha ancora senso. E in ogni caso è una cosa diversa. Ma procediamo con ordine.

DIETRO LE QUINTE, PROVE DI SORELLANZA

Si parte con le 12 concorrenti internazionali selezionate dalla rispettiva associazione, anzi 11 perché la concorrente cubana, che ha tardato a ricevere il visto, è ancora in viaggio. Gareggerà per ultima dopo tutte le altre, alle 8 di sera, in maglietta e jeans, i vestiti che aveva in viaggio. E vincerà, meritatamente, assicura chi ha assaggiato il suo cocktail, bello e ben definito.

Nel backstage è una piccola Babele di lingue: partecipano Albania, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Grecia, Germania, Grecia, Italia (con Valentina Scuoto), Polonia, Portogallo e Svizzera. Gli ordini diramati in inglese, ci sono 10 minuti a testa per preparare garnish e lavorazioni preliminari: sul palco si avranno 7 minuti per preparare il cocktail, originale, che concorrerà. Le internazionali usciranno in gruppi di 4-3-4, come una formazione di calcio (con il portiere in campo). C’è un codice comportamentale da seguire: il rispetto per le altre concorrenti: chi finisce prima guarda le altre lavorare, ricorda Ansel Ancovs, che in qualche modo assomiglia a Ridge di Beautiful ed è irreprensibile sul palco dove condurrà la competizione internazionale.

Tanta tensione, i bicchieri numerati partono da 1 o da 12? Non ci si è messi d’accordo, c’è un numero da saltare, ogni bicchiere deve essere associato a una ricetta, sembra un momento che tutto il castello di carte stia per crollare ma… incredibilmente tutto si sistema, grandi gli organizzatori per bravura e nervi freddi. Tutto sul palco esce perfetto e si svolge fluidamente. A qualche concorrente tremano le mani, mi aggiusti la spilla? Posso lavare le mani? E il caffè che mi serve dov’è? Un paio cercano la menta, pare manchi. La tensione cresce, ognuno prepara il vassoio, si avvicina al palco, aspetta che finiscano le altre.

LE CONCORRENTI

Vengono da tutta Italia, molte sono giovanissime, alla prima Lady Drink. Tante dicono di averne sentito parlare per caso, o dal titolare han pensato perché no, può essere divertente. C’è molta collaborazione, c’è la voglia di vincere ma anche di stare bene insieme, dice una concorrente. La sensazione è che sia più forte la voglia di stare insieme, rincontrarsi, rivedersi come vecchie amiche, una rimpatriata più che un assalto all’arma bianca e vinca il migliore. O il più forte.

C’è la bartender affermata, lì per la giuria con le fan adoranti. “Mi sono fermata a parlare con loro, le ho fatto capire che sono una persona normale mica una star”, racconta. C’è la mamma di due figli ormai grandi che torna a competere dopo vent’anni: “Ora posso farlo avevo voglia di rimettermi alla prova. Conciliare è stato difficile, l’unica cosa che mi faceva stare bene è che lavoravo di notte e quindi non gli toglievo tempo. Ma lavorare al bar mi faceva stare bene. Incinta della seconda ho fatto il corso di sommelier. Ho smesso per un anno ma non ce l’ho fatta, sono tornata ne avevo bisogno”. Tra i progetti un corso itinerante a Terni e l’apertura di uno speakeasy.

La ex fotoreporter che faceva gli appostamenti agli animali in Africa e in giro nel mondo e ha aperto un bar ai piedi di un’antica funicolare a Montecatini Terme. “Non ti manca viaggiare?”, le chiediamo la sera. “Fisicamente sì, ma non mentalmente, perché stare dietro il bancone vuol dire viaggiare, con i clienti, le loro storie, ti arricchisce come e più del viaggio”, spiega. L’eccentrica con occhiali audaci e una mise ogni volta più bizzarra dà un tocco fashion insieme a una chicchissima Xinge Liu, in giuria, ristoratrice a Firenze e sempre elegantissima. Due modi, opposti, di interpretare lo stile.

Regnano sovrani i tatuaggi: tribali, rune, dea donna celtica con gli elementi dell’universo e della creazione. Una corazza forse, una sfida al mondo per dire che sì, ci sono anche io, una donna che abita la notte per lavoro, per passione e autoaffermazione. Per fare quello che molti considerano il lavoro più bello del mondo. Difficoltà? “Da dopo il Covid i clienti sono molto più difficili”, dice qualcuna.

Le vincitrici (ma per stare dietro un bancone bisogna essere superwoman?). Alla fine però qualcuno deve vincere, no? Ed eccole, le vincitrici.

AFTER DINNER, TIZIANA SATA L'IMPRENDITRICE

Per la categoria 'After Dinner' vince Tiziana Sata, 34 anni di Marsala con il suo cocktail Labbra rosse: lamponi freschi, Kranebet - Rossi d’Asiago, Liquore ai lamponi, Sciroppo di Cannella, Succo di mela del Trentino completato con un velluto aromatizzato alla nocciola, cacao e vaniglia e decorato con polvere di lampone disidratato in superficie.

A breve aprirà un suo bar, il T@g a Marsala. Bar sia diurno che serale con proposte di drink con prodotti soprattutto del territorio come il Marsala, la frutta, il miele.

Bartender, è un lavoro per donne? “Ora è normale trovare una donna dietro al banco, può essere difficile se hai figli e famiglia, ovvio che in situazioni di massa l’occhio dell’uomo cade, il commentino c’è sempre, bisogna riuscire a gestire le situazioni e quelli che si allargano troppo. Ma se vuoi fare questo lavoro devi imparare a farlo, imparare a reggere queste situazioni a testa alta, questi momenti di stress: se puoi fare questo poi puoi fare tutto”. Ovvio, la risentiremo presto.

LONG DRINK, LINDA CAU L'AUDACE

Nella categoria 'Long Drink' ha vinto Easy lover un cocktail particolare, coraggioso, che ci racconta Linda Cau, 24 anni da Reggio Emilia dove lavora al Prestige. “Ho iniziato a 19 anni come cameriera e mi innamorai perdutamente della barlady del locale, delle sue movenze, del modo in cui serviva i cocktail, della cura che ci metteva e da lì decisi di fare questo mestiere - spiega -. Ho girato Firenze, Rimini, l’Abruzzo per poi tornare a Reggio Emilia dove sono cresciuta anche se ho origini sarde. Quest’anno ho deciso di partecipare, la moglie del titolare era nella mia categoria eravamo qui con le sue bambine (che le son saltate al collo sul palco per festeggiarla)". 

E aggiunge: “Ho portato un drink complesso a base di grappa di Moscato e Centerbe Bordiga bello tosto ma poi in realtà il risultato è fresco e beverino. La cosa più importante era trasmettere il legame che ho con i distillati perché i miei nonni, che avevano un’azienda agricola in montagna, han sempre fatto la grappa, il centerbe a fine pasto non mancava e volevo trasmettere le stesse emozioni della mia infanzia. Per questo ancora vado a raccogliere le erbe, ho un orto e le piante officinali, ricerco sempre la parte balsamica e botanica e mi piace osare, con distillati particolari italiani che spesso non vengono visti bene ma secondo me stanno benissimo in mixology”.

Ha senso una competizione di sole donne? “Sono venuta anche perché mi faceva piacere per una volta avere intorno a me colleghe donne, è una cosa che difficilmente accade nei locali. Nel tempo sono riuscita a farmi rispettare anche se è stato complesso ma non ho mai usato la scusa della discriminazione, certi atteggiamenti nei miei confronti pensavo fossero dovuti al nonnismo ma crescendo mi sono resa conto che non era proprio così. Le donne dovrebbero poter partecipare in qualsiasi competizione ed essere considerate tanto quanto i maschi, ma quasi sempre le giurie sono formate solo da uomini e questo influisce”.

Le cose spero stanno cambiando? “Come puoi vedere siamo tante, siamo forti e spero che possiamo anche noi cambiare l’immaginario della donna bartender o imprenditrice. Noi barlady esistiamo e siamo anche molto brave”.

PRE DINNER, MARINA MILAN LA VETERANA

Il 'Pre Dinner' migliore è stato giudicato l’Ancora tu di Marina Milan da Pinerolo con estratto di pesca, prosecco, vodka e vermouth Bordiga, elisir Bigorade e Amaretto, il tutto vaporizzato con essenza di rosa con food pairing di frutta e verdura essiccata. 

“Sono felicissima perché ho partecipato varie volte a questo concorso, sono arrivata terza e seconda ma mai prima. Sono 30 anni che faccio questo lavoro con passione e finché ne avrò non smetterò. Ora faccio consulenze”, racconta.

Hanno senso queste manifestazioni per bartender donne? “Molto, ho visto un ritrovare vecchie amiche e oggi hanno vinto due ragazze che non avevano mai partecipato, è un modo di conoscersi e ritrovarsi e dove c’è sempre da imparare”. 

In 30 anni è cambiato qualcosa? “Si lotta sempre, pensa che io ho iniziato con mio marito, in un piccolo paese, e molti clienti i cocktail non volevano farseli fare da me, andavano da lui. Ho dovuto vincere tanti pregiudizi, adesso sono più riconosciuta di mio marito e per me è una soddisfazione. In un settore dove siamo molto meno devi fare sempre tanto per ritagliarti uno spazio. Però quando te lo sei ritagliato, ti viene riconosciuto”.

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