Quella del bar è una formula italiana e da sempre vincente nel nostro paese dove, a parte il rallentamento dell’ultimo biennio, ha sempre avuto un trend in crescita. Ma qual è oggi il suo identikit su tutto il territorio nazionale?
Una risposta giunge dalla fotografia scattata ai bar d’Italia dal centro studi Fipe-Confcommercio Imprese per l’Italia in occasione della Fiera di Trieste sul caffè espresso.
Ed ecco cosa ne è emerso.
La regione italiana che vanta il maggior numero di bar per indice di densità è la Valle d’Aosta. Ce ne sono 4,6 ogni mille abitanti. La regione più scarsa è invece la Sicilia con un indice di densità pari a 1,7. In valori assoluti e anche percentuali, invece, la capolista diventa la Lombardia dove si contano 29.958 bar (17,4%), cioè 3 bar ogni mille abitanti, con la Valle d’Aosta a chiudere questa volta la classifica con soli 596 bar (0,3%). Il Friuli Venezia Giulia si distingue, invece, per la percentuale maggiore di bar italiani gestiti da imprenditori di origine straniera.
Come è cresciuto nel tempo il comparto?
Dalle oltre 105 mila unità degli anni ’70 si è arrivati alle 148.513 del 2011 con una forza lavoro di quasi 950mila addetti. L’anno di maggior crescita è stato il 2004 con un 3610 imprese aggiuntive (saldo fra le cessate e le iscritte), mentre l’anno più buio è stato decisamente il 2011 con un saldo negativo di 3886 imprese.
Il valore dei consumi al bar sfiora i 19 miliardi di euro: la quota relativa al caffè è di circa il 32% e si conferma la principale.
Il bar infatti continua ad essere percepito come sinonimo di caffè, con una media di 175 tazzine al giorno al costo (sempre in media) di 93 centesimi (1,25 euro per il cappuccino). A questo proposito, qualche curiosità: il caffè più caro si beve a Ravenna (1,08 euro), mentre per quello più economico bisogna andare a Bari o a Reggio Calabria (76 centesimi). Per il cappuccino, invece, il più caro si sorseggia a Bolzano e il più economico è servito a Cagliari (1,01 euro), seguito a ruota da quello di Roma (1,03 euro).
Accanto al caffè, però, negli anni, il bar ha cominciato ad aprirsi ad un’offerta sempre più poliedrica ed articolata: è specialmente negli anni ’80 che si è registrato il cambiamento più incisivo con l’offerta di pasti ‘funzionali’, cioè quelli legati alla necessità e non esclusivamente al piacere di mangiare fuori, soprattutto nelle grandi città. Nel decennio successivo, poi, si è aggiunta la richiesta da parte dei consumatori di nuovi servizi da quelli di intrattenimento a quelli più innovativi (esempio cibo da asporto).
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