La finanza si siede a tavola: come il private equity ridisegna il futuro della ristorazione

I capitali di rischio accelerano i ricavi e strutturano le governance, ma il tessuto italiano resta saldamente ancorato sul valore umano. I dati del report Fipe-Aifi.

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Ai fondi di investimento piace la ristorazione. A dirlo è lo studio promosso da FIPE-Confcommercio e realizzato dall’AIFI (Associazione Italiana del Private Capital) che evidenzia come la crescita del valore, l’evoluzione della struttura imprenditoriale, sviluppo e segmentazione dell’offerta abbiano fatto crescere anche in Italia l’interesse del private equity verso il settore. La vera sfida, tuttavia, sarà quella di accogliere l'efficienza e la scalabilità finanziaria senza snaturare l'identità, l'empatia e lo straordinario valore sociale e umano che rende la ristorazione interprete di eccellenza del modello culinario italiano.

La forza di Milano

Secondo Aifi negli ultimi 16 anni sono stati realizzati 61 investimenti che hanno interessato 51 realtà della ristorazione e 44 operatori finanziari. Ben il 59% degli investimenti complessivi censiti dal 2010 ad oggi è stato realizzato dopo il 2020, segno di un interesse finanziario recente, concentrato e focalizzato.

I dati mediani dimostrano che nei circa cinque anni di permanenza del fondo (tempo medio di holding: 4 anni e 10 mesi), l'ingresso dei capitali finanziari funge da acceleratore di crescita perché all'uscita dell'investitore il fatturato delle imprese sale del +18% (da 7.758 a 9.189 milioni di euro); l'Ebitda registra un incremento del +73%; i punti vendita aumentano del +50% (passando da 10 a 15); i dipendenti crescono del +53% (da 80 a 122 addetti).

Gli investimenti restano fortemente concentrati dal punto di vista geografico: Milano da sola catalizza il 46% dei deal totali in Italia. Il 60% delle aziende partecipate dai fondi nasce da contesti familiari o privati e riguardano ristoranti di cucina italiana (24%) e internazionale (15%), ma anche pizzerie (10%) e realtà del canale bar (4%) evidenziando una trasversalità dei format interessati da operazioni finanziarie.

Qsr e fine dining guidano la crescita

Le migliori opportunità d'investimento future sono individuate nella ristorazione veloce (Qsr) (41%) e nel Fine Dining (26%). La ristorazione in catena, in particolare i piccoli player da 10-20 punti vendita (48%), le imprese familiari con un flagship forte (33%) e i grandi gruppi multinazionali (19%) sono invece per gli advisor i modelli di business con le maggiori potenzialità. Non a caso, forza del brand e posizionamento (32%), scalabilità del business (27%) e marginalità operativa (20%) sono anche i principali driver che orientano le decisioni di investimento nel settore.

Per il 70% degli operatori, il ricambio generazionale è la più grande opportunità di creazione di valore. Al contrario, il rischio principale è legato alla gestione del capitale umano e alla carenza di personale (33%).

Perché la ristorazione piace

Il 53% degli advisor ritiene l’attrattività della ristorazione molto elevata. D’altro canto, l’Ufficio studi FIPE ha scattato una fotografia di un settore che è un pilastro fondamentale dell'economia nazionale, che conta nel 2025 quasi 325 mila imprese, un valore aggiunto di quasi 60 miliardi e 1,5 milioni di occupati ed cheintercetta oltre 100 miliardi di euro di spesa delle famiglie italiane. Un settore che esprime eccellenza e qualità, la cui portata si estende ben oltre i confini nazionali grazie anche alle migliaia di ristoranti italiani all’estero che promuovono e valorizzano il brand Italia nel mondo.

In un contesto che tra il 2016 e il 2026 registra un decremento di ben 42 miliardi di euro nei finanziamenti bancari alle micro-imprese (sotto i 20 addetti) e in cui la maggior parte delle imprese è costretta a ricorrere all’autofinanziamento, l’ingresso di nuovi capitali rappresenta una opportunità strategica per favorire la crescita e lo sviluppo di un settore che sta giàcambiando pelle, come testimonia la crescita delle società di capitale (balzate nel 2025 al 29,1% % del totale, erano il 13,8% nel 2015), evidenziando una evoluzione del settore verso una governance più strutturata, e una propensione all’innovazione – tecnologica, di prodotto, di format – che gli ha consentito reinventarsi e rinnovarsi per stare al passo di una domanda di consumo sempre più evoluta, consapevole e attenta. Infatti, il 28,4% delle imprese ha investito nel 2025 e il 25,8% ha programmato investimenti nel 2026, concentrati soprattutto sul rinnovamento dei locali, tecnologie di supporto e strategie di comunicazione digitale.

La sfida cruciale per i marchi della ristorazione italiana che si aprono ai capitali sarà quella di adottare modelli manageriali avanzati, capaci di generare efficienza e scalabilità, mantenendo sempre al centro le persone, l'autenticità e l’empatia, tratti inconfondibili del modello ospitalità italiana.

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