L'editoriale di Mixer 315: Barlady, non è solo moda

Sensibilità, creatività e diplomazia i plus delle donne dietro il bancone, ma a costo di maggior fatiche rispetto ai colleghi maschi. Meno occupate, meno pagate, spesso meno soddisfatte del proprio la...

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Sensibilità, creatività e diplomazia i plus delle donne dietro il bancone, ma a costo di maggior fatiche rispetto ai colleghi maschi.

Meno occupate, meno pagate, spesso meno soddisfatte del proprio lavoro. Quando si parla del lavoro al femminile, in termini generali e non riferendosi in modo particolare al nostro settore, il quadro appare davvero desolante per il gentil sesso. E la cosa non riguarda solo il nostro Paese.

I dati Eurostat dicono che il tasso dell’occupazione femminile tra i 20 e i 64 anni resta di 11,5 punti inferiore a quello dei coetanei maschi: il 66,5% contro il 78%. Un divario che varia molto da Paese a Paese: solo un punto in Lituania, 3,5 in Finlandia, 4 in Svezia. All’estremo opposto della scala, il maggior divario occupazionale tra uomini e donne a Malta (24,1 punti percentuali), seguita da Italia (19,8) e Grecia (19,7).

[caption id="attachment_159213" align="alignright" width="150"] David Migliori[/caption]

Ma c’è di più. La parità salariale è solo un miraggio e le donne continuano ad essere meno pagate degli uomini. Solo a titolo d’esempio, tra i laureati che lavorano a tempo pieno, la differenza di stipendio è del 18,3% in favore dei maschi: 1.675 euro netti mensili rispetto ai 1.416 euro delle donne. In generale nelle aziende italiane – dice l’Eurostat – le donne guadagnano il 17,9% in meno degli uomini. È normale che la disparità di trattamento in busta paga e i carichi di lavoro casa-ufficio si traducano poi in frustrazione e insoddisfazione.

A loro, alle donne e alle “ragazze che fanno grandi sogni” come cantava Bennato, che “forse peccano di ingenuità ma l’audacia le riscatta sempre” è dedicato questo numero. La nostra giornalista Nicole Cavazzuti è andata alla scoperta del mondo delle barlady, un settore in passato quasi esclusivamente maschile, dove oggi il gentil sesso ha raggiunto una posizione che poco o nulla ha da invidiare a quello dei colleghi maschi.

Vincono le competizioni, sono richiestissime dietro il bancone di discoteche, cocktail bar e hotel, sono le regine assolute dei locali. Sicuramente oggi le donne della mixability sono “di moda”. Ma cosa c’è dietro questo trend favorevole? Dalla nostra inchiesta emerge che ci sono alcune caratteristiche “al femminile” che si rivelano delle armi vincenti nel lavoro. Una certa predisposizione “naturale” per l’organizzazione e la precisione, e poi maggior sensibilità, creatività e intuito, tutti elementi fondamentali per realizzare cocktail in grado di conquistare i clienti. Non a caso, tra le ulteriori caratteristiche vincenti delle barlady, c’è una maggior empatia verso i clienti, una certa arte diplomatica e di mediazione, che in contesti affollati e rumorosi sono essenziali per creare e mantenere la giusta armonia.

Sul fronte delle retribuzioni economiche, ci sono buone notizie perché a parità di mansione le barlady non sembrano guadagnare cifre inferiori rispetto ai colleghi maschi. Il problema semmai è a monte, ossia, nel duro lavoro che le ragazze devono fare per vincere la diffidenza iniziale nei loro confronti e, poi, per conquistare la fiducia dei clienti più tradizionalisti. Una volta raggiunta la posizione, diventate magari titolari di attività, i problemi non sono finiti, perché non tutti i bartender accettano di buon grado “ordini” da una donna e occorre una dose di fermezza in più per farsi rispettare da una squadra prevalentemente maschile. Ma col tempo le cose cambiano…

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