A Milano arriva Dirty, il 'Brutal Bar' che apre solo di notte

A Milano ha aperto Dirty, un bar che si distingue per la sua originalità, opera della collaborazione tra Mario Farulla, Carola Abrate, Gianluca Tuzzi e Paolo Coppola. Non si tratta di un bar dove fare...

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A Milano ha aperto Dirty, un bar che si distingue per la sua originalità, opera della collaborazione tra Mario Farulla, Carola Abrate, Gianluca Tuzzi e Paolo Coppola. Non si tratta di un bar dove fare colazione, anzi: è pensato per chi vive di notte, per questo non apre prima delle 22 (e fino alle 3 del mattino).

L'idea è quella di andare contro alla tipica atmosfera da locale milanese pretenzioso con una proposta piuttosto cruda e sincera: un semplice cocktail al bancone preparato senza effetti speciali - e in alcuni casi senza l'uso degli strumenti, come dichiara provocatoriamente Mario Farulla, socio dell'impresa ed esperto bartender, che dice: "Non usiamo i jigger ma versiamo tutto ad occhio, perché per fare bene da bere non hai bisogno di un’orgia di bar tools”.

Eppure di effetti speciali se ne possono trovare anche in Dirty: per esempio nella location, ex officina meccanica situata in Viale Regina Giovanna 14, decorata con un arredo minimal/industrial arricchito da graffiti underground alla Keith Haring e Jean-Michel Basquiat. A completare il tutto, luci soffuse sui toni del rosso e musica continua. E una cocktail list composta da 19 proposte tutte da scoprire.

Tra i cocktail di punta, Superdirty, un cocktail mangia e bevi servito in una classica coppa Martini colma di olive con farciture diverse, o Big Mac, un Negroni con pane, soda e tanti cetriolini, come nel celebre panino d’oltreoceano. Ma anche birra, vini e una opzione food che comprende  scatoletta di Simmenthal, banana, Coppa Malù e mortadella a cubetti. 

Del resto, il concetto di ribellione e anticonformismo del locale è visibile in ogni aspetto, anche nella bottiglieria: si tratta infatti di prodotti no brand. A tal proposito, sempre Mario Farulla difende questa scelta: “Non ci interessa utilizzare etichette o bottiglie blasonate come specchi per le allodole. Ciò non significa che non le abbiamo, più semplicemente non le mettiamo in vista. Le usiamo solo quando, e se, ce le chiedono".

Una scelta senz'altro coerente con lo spirito del locale.  

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