Non un semplice bar, ma un punto cardinale di Milano. Il punto d’intersezione ideale tra il meridiano della mondanità e il parallelo della tradizione.
Il suo nome è oggi di nuovo “Camparino” in un derby che dura da quasi un secolo, ovvero da quando Davide Campari erede di Gaspare, liquorista, inventore di elisir e di un fernet dai poteri farmaceutici, cedette nel 1919 lo storico caffè di Galleria Vittorio Emanuele a Carlo Zucca per un milione e mezzo di lire.
È quasi un leale accordo tra gentiluomini, quello che regola dall’inizio del secolo l’alternanza tra Zucca e Campari, senza permettere ad alcun terzo incomodo di inserirsi nel cordiale duello per l’insegna di uno dei più antichi locali milanesi il cui vero nome è Caffè Miani, dal cognome della famiglia proprietaria da due generazioni del bar. Ce ne parla Orlando Chiari che, assieme a Teresa Miani gestisce da oltre un ventennio lo storico bar (intervista allegata).