Il pranzo funzionale e i buoni pasto

Le motivazioni per le quali i lavoratori preferiscono consumare il pranzo in un pubblico esercizio sono principalmente tre: la mancanza di tempo per prepararlo a casa, la voglia di evadere dalla routi...

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Le motivazioni per le quali i lavoratori preferiscono consumare il pranzo in un pubblico esercizio sono principalmente tre: la mancanza di tempo per prepararlo a casa, la voglia di evadere dalla routine dell’ufficio, il piacere di consumare un pasto caldo; a cui seguono molte altre motivazioni tra cui la convenienza e la possibilità di pagare con i buoni pasto. Per un lavoratore su due è la qualità del cibo il punto di forza del pubblico esercizio dove consumare il pranzo. Sono molto importanti anche la vicinanza al luogo di lavoro, la velocità del servizio e, da non trascurare, l’attenzione al portafogli. Anche in questo caso vi sono molte altre variabili che, tuttavia, sono assai meno rilevanti delle precedenti. Curiosa, soprattutto in questa fase in cui si discute di Pos e di sanzioni, la percentuale di appena l’8,4% di chi ritiene importante la presenza di un Pos all’interno del bar.


Più significativa la segnalazione dell’uso dei buoni pasto (23,6%). Il pranzo si paga per lo più in contanti (69,3%) ma oltre un quarto dei lavoratori intervistati privilegia la moneta virtuale, sia nella forma elettronica che in quella del servizio sostitutivo di mensa.


A proposito di buoni pasto si rileva che il 43,2% dei lavoratori dipendenti del campione (il 58% del totale lavoratori) li riceve dal proprio datore di lavoro. Come si vede sono ancora molti i dipendenti che non hanno a disposizione il servizio sostitutivo di mensa. Tra chi riceve i buoni pasto e frequenta il bar per il pranzo di mezzogiorno più del 50% paga in contanti o utilizza il pagobancomat.

In definitiva pur potendo contare sulla disponibilità dei buoni pasto si utilizza una differente modalità di pagamento lasciando l’uso dei buoni per altre occasioni di spesa, probabilmente per gli acquisti negli esercizi del commercio al dettaglio. Solo un lavoratore dipendente su due sa che sui buoni pasto gli esercenti pagano una commissione agli emettitori e per il 54,9% di essi queste commissioni sono inferiori al 5%. Solo per uno su dieci superano la soglia del 10%.


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