Il nuovo umanesimo parte dal caffè

Mentre l’emergenza sanitaria va scemando e si sta spalancando l’immensa voragine di quella economica, da più parti si sentono appelli per un nuovo umanesimo. Per anni siamo stati martellati con l’idea...

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Mentre l’emergenza sanitaria va scemando e si sta spalancando l’immensa voragine di quella economica, da più parti si sentono appelli per un nuovo umanesimo. Per anni siamo stati martellati con l’idea che l’uomo avesse raggiunto un progresso tecnologico in grado di dominare la natura. L’uomo quindi al centro dell’universo, assoluto dominus del creato, essere con poteri semidivini che lui stesso si è dato. Capacità tecnologiche che hanno ubriacato l’umanità traghettandola sempre più velocemente verso la tecnocrazia: una società governata da una tecnologia cieca.

UNA SORPRESA PER I TECNOCRATI
Poi dal nulla è arrivato il virus, aiutato pare nella sua diffusione da negligenze proprio di alcuni tecnocrati. Ci ha ricordato che, sebbene profondamente convinti di essere i padroni della macchina, ne siamo solo un ingranaggio e per giunta neanche di quelli troppo resistenti (e certamente non di quelli utili). I tecnocrati si sono ritrovati a sorpresa a combattere contro un nemico che neppure vedevano. Molti di loro hanno iniziato balbettare imbecillità di dubbio valore, qualcuno per nostra fortuna ha invece usato proficuamente i propri mezzi intellettuali. Ora, di fronte alla desolazione che minaccia il futuro, i più saggi si interrogano, arrivando a una conclusione pressoché univoca: per salvarci dobbiamo rimettere l’uomo al centro del nostro agire. Quindi farne un essere nuovamente fautore del proprio destino, forte della consapevolezza che di questo non sarà mai completamente padrone.

IL RUOLO DEL BAR
Il mondo del caffè è da sempre specchio della società, ogni bar è un universo a sé in cui si intrecciano le strade di individui. Il bar è generatore di tessuto sociale: talvolta agisce da compensatore delle tensioni dei nostri tempi, talaltra le amplifica. Ci siamo accorti della sua rilevanza solo a serrande chiuse e ne abbiamo bramato la riapertura. Qualcuno, in un vile atto di sciacallaggio spacciato per azione a favore della collettività, ha fatto divampare una polemica sul costo di quella tazzina di caffè che per mesi ci è stata negata. Questo maldestro tentativo ha avuto l’involontario effetto di avviare una seria riflessione sul giusto prezzo da riconoscere per il nostro piccolo piacere quotidiano.

UN’ETICA CHE PARTE DA UN GESTO
Ebbene, il nuovo umanesimo passa anche di qui, dalla definizione dell’etica di un gesto che si ripete milioni di volte al giorno. La risposta a quanto debba costare un espresso al bar è di una semplicità sconcertante: il giusto per permettere alla filiera, che trova nel bar il punto finale ma è che incredibilmente lunga, di condurre una vita quantomeno dignitosa. Il prezzo deve essere quindi proporzionale alla qualità in tazza e alla sostenibilità di questa. Non si può bere un grande espresso a un prezzo ridicolo, così come al contrario alcune tazze sul mercato non dovrebbero neppure trovare acquirenti. Il nuovo umanesimo non è quindi un ragionamento astratto: anche sorseggiare un espresso al bar è un modo per rimettere l’uomo al centro del nostro pensiero. In questo caso si tratta di restituire ai clienti la liberà di premiare chi lavora meglio.


L’autore è direttore generale dell'Istituto Espresso Italiano (IEI) e consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (IIAC)

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