Il Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food ha presentato a Roma i numeri del comparto. Comunicaffè riporta i dati: nel 2025 l'Italia ha prodotto 424.168 tonnellate di caffè tostato e solubile, primo produttore nell'Unione Europea, per un fatturato complessivo di 5,9 miliardi di euro generato da circa mille torrefazioni. Il consumo annuo raggiunge 287.143 tonnellate, pari a 4,9 kg pro capite, circa 812 tazzine di espresso a testa l'anno. Sul mercato il macinato resta il formato dominante (64% delle vendite), seguito da cialde (24%), solubile (8%) e grani (4%). A monte, l'Italia importa 641.234 tonnellate di caffè verde, due terzi Arabica e un terzo Robusta, con Brasile e Vietnam che da soli coprono il 57% dei volumi importati. Una ricerca Altroconsumo per lo stesso Comitato, su oltre 1.200 consumatori, mostra un paradosso di fondo: tre italiani su quattro bevono regolarmente caffè e il 49,5% lo indica tra gli elementi che meglio rappresentano lo stile di vita italiano, ma più della metà dei consumatori dichiara di non conoscere le fasi di produzione del caffè, e appena il 27% sa che in Italia non si coltivano quantità significative di caffè verde. In casa, moka e capsule sono ormai quasi alla pari (32,5% contro 31,2%), mentre il bar resta un punto di riferimento per il 79% degli intervistati. È proprio questo paradosso, non i 5,9 miliardi di fatturato, il dato che riguarda più da vicino chi sta dietro al bancone. Un paese che beve 812 espressi a testa l'anno ma non sa che quel chicco arriva quasi sempre da fuori, e per il 73% non ha idea di come ci arrivi, rappresenta un'occasione mancata enorme per i locali che lavorano su origine e tracciabilità: raccontare la filiera al cliente, anche solo in poche righe sul menu o un cenno del barista al banco, non è solo comunicazione di prodotto, è colmare un vuoto di conoscenza che il settore stesso, a quanto pare, non ha mai affrontato.