Jordy Dazz, Thomas Newson, Julian Jordan, Sick Individuals, Merk & Kremont, Vinai, Mike Vale, Dannic o Smoothies (nella foto) non sono certo delle star del mixer. Alcuni di loro hanno raggiunto una buona notorietà tra gli addetti ai lavori e tra chi ancora sogna di farlo come lavoro (e non solo per passione), ma senz’altro non si riempiono i locali solo scrivendo il loro nome su un flyer o su una pagina Facebook.
Eppure grazie alle loro capacità in console, unite spesso a management e booking agency eccellenti, stanno suonando non poco, anche in Italia, nazione in cui per anni, soprattutto nei cosiddetti fashion club c’è stato pochissimo ricambio generazionale. Forse accanto alla proposta di nomi di questo tipo, dal cachet medio o medio alto, sarebbe utile ai locali anche inventarsi party tematici originali con i soli resident. Ma si sa che le idee, anche se costano poco e niente, spesso tardano a venire.
Lorenzo Tiezzi