Gin District presenta Accademia, gin in barrique per un consumo liscio

Si sa che il gin si scatena quando incontra la mixology. I cocktail esaltano questo white spirit e da tante stagioni ne stanno decretando un successo oramai giunto a tiratura mondiale. Ma oltre allo s...

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Si sa che il gin si scatena quando incontra la mixology. I cocktail esaltano questo white spirit e da tante stagioni ne stanno decretando un successo oramai giunto a tiratura mondiale. Ma oltre allo shaker c’è di più, anche se si tende a parlarne poco. Esistono, infatti, realtà produttive convinte che il percorso dell’assaggio liscio del distillato di ginepro non sia assolutamente un concetto utopistico. Tutt’altro. Lo spazio è ancora relativamente sgombro perché tale modalità di assaggio è, di fatto, ancora poco esplorata e battuta, quindi potenzialmente interessante in termini economici, come sostengono i titolari di Gin District, giovane marchio distribuito dalla società emiliana Spirits&Colori

Un progetto nato dalla sinergia di quattro soci imprenditori di Milano, ognuno impegnato in un ambito professionale diverso dal beverage: Marco Lantero (pubblicitario), Cristian Vismara (designer), Mirko Sanchini (automotive) e Luca Lantero (giurista ed esperto di istruzione superiore). Inizialmente l’offerta è partita con tre referenze ‘di quartiere’, prodotte con metodo cold compound e denominate Brera, Montenapoleone e Isola, rispettivamente contraddistinte da un gusto speziato, floreale e agrumato.

Un tris di gin a tutti gli effetti pensati e utilizzati nella miscelazione, ai quali si aggiunge ora la neonata Accademia, referenza che scaturisce da un invecchiamento di tre mesi in botte di barrique vergini della medesima ricetta di Brera. Il nuovo gin si presenta fresco al palato, con elevato grado di morbidezza e rotondità garantito dal legno, mentre il finale lievemente piccante. Un profilo aromatico che, dunque, si slega da un mero ed esclusivo concetto di miscelazione.

"Noi lo suggeriamo in purezza, strizzando l’occhio a un bevitore di rum e whisky – conferma serafico Gianni Fontana, responsabile dello sviluppo nazionale ed internazionale di Gin District –. La barrique dona quella morbidezza che lo rende molto piacevole e ci permette di approcciare con più ragionevolezza il canale della ristorazione e dell’hotellerie, a cui andiamo quindi a proporre un gin da meditazione, da degustare come post dinner, magari accompagnando il tutto da un buon sigaro".

La promozione della novità si appoggia a eventi del settore. "Dopo essere stati presenti alla Mixology Experience di Milano e al Vinitaly di Verona, il prossimo appuntamento sarà il Bar Show di Roma, mentre all’estero parteciperemo al Bar Convent di Berlino dove avremo uno nostro stand. Confermata anche la presenza all’edizione di Atene, mentre stiamo valutando di fare operazioni spot presso locali e alberghi in alcuni paesi dove intendiamo esordire, come Dubai e Singapore". 

Con un quarto gin in portafoglio crescono anche le aspettative di fatturato. "Nei primi dodici mesi sono state venduto 9 mila bottiglie – afferma a sua volta Gabriele Rondani, commercial e marketing director di Spirits&Colori  –. Con l’aggiunta di Accademia, che produrremo in 500 esemplari in questa prima tornata, prevediamo entro un anno di salire a 15 mila pezzi commercializzati. Gin District ha poi in serbo due novità: un London Dry che sarà probabilmente presentato entro il 2025, mentre in parallelo i titolari stanno studiando la ricetta per una referenza low alcol. Infine, non è escluso che si possano aggiungere al portafoglio altre categorie di alcolici, come quella del vermouth e dell’amaro".

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