Fipe: turismo estivo in crisi nera. Chiesto un tavolo con il Governo

Il turismo estivo non fa eccezione alla situazione di crisi della domanda interna. Negli ultimi cinque anni oltre cinque milioni di italiani hanno smesso di andare in vacanza tra luglio e settembre. L...

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Il turismo estivo non fa eccezione alla situazione di crisi della domanda interna. Negli ultimi cinque anni oltre cinque milioni di italiani hanno smesso di andare in vacanza tra luglio e settembre. Lo afferma il Centro Studi Fipe-Confcommercio in occasione di Balnearia, la Fiera per il mercato della balneazione in corso a Carrara fino a oggi.

«Le difficoltà del turismo estivo – commenta il vicepresidente vicario Fipe, Aldo Cursano -  stanno assumendo dimensioni allarmanti con un impatto preoccupante sulla tenuta del sistema imprenditoriale e dei livelli occupazionali».

Forte la preoccupazione di Riccardo Borgo, presidente Sib, il sindacato dei balneari aderente a Fipe, per la la riduzione della capacità di spesa dei clienti. «Prima si usufruiva del ristorante e della tavola calda all’interno dello stabilimento - spiega - adesso i clienti tendono a utilizzare solo i servizi gratuiti e riducono il periodo di vacanza».

Secondo i dati forniti, nel 2013 gli italiani hanno effettuato più di 63 milioni di viaggi con  almeno un pernottamento a fronte dei 78.703.000 dell’anno precedente, facendo registrare una contrazione robusta che sfiora il 19%. Meno pesante è stata invece la riduzione (10%) dei viaggi nel periodo fra luglio e settembre che sono passati da 31.458.000 a 28.274.000. Il trend negativo dei viaggi per vacanza degli italiani iniziato nel 2010 è peggiorato nel corso degli anni fino ad arrivare, con riferimento al solo periodo estivo, a -35,4% nel 2013.

L’impatto sulle presenze è forte. Solo nell’ultima estate il calo è stato di 21 milioni di unità (da 309 milioni a 288 milioni). In termini cumulati la riduzione nel periodo 2013/2008 è stata del 28,3% pari a 114 milioni di presenze. Senza un leggero allungamento della permanenza media (rispetto al 2008 è cresciuta  dell’11%, da 9,2 a 10,2 giorni), la situazione sarebbe stata ancora più critica.

È calata in modo significativo la quota di italiani che fa vacanze estive: nel 2008 era il 48,2%, nel 2013 è stata del 38,3%.

Le località balneari confermano una naturale capacità attrattiva nei riguardi del turismo estivo sia nel caso di vacanze brevi che di vacanze lunghe. Nel 2013 in testa alla graduatoria delle destinazioni troviamo l’Emilia Romagna per le vacanze brevi e la Puglia per i soggiorni di quattro o più notti.

Il turismo internazionale ha mostrato una dinamica “strabica”. I viaggi sono cresciuti, sempre in estate, del 3,9% mentre le presenze sono calate dell’1,4%. Particolarmente negativa è stata la contrazione delle presenze (7,2%) registrata nel mese di agosto.

Sul piano delle spese c’è stata una sostanziale tenuta con un incremento nominale del 2,8% tra gennaio e novembre 2012 e gennaio e novembre 2013. Da segnalare che le spese del turismo internazionale durante l’estate rappresentano circa il 40% del totale anno.

Sul fronte degli imprenditori pesa anche l'incertezza riguardo al riordino delle concessioni demaniali. «Sul  demanio - sottolinea Cursano - concorrono alla esclusività della nostra offerta anche bar, ristoranti, pub, discoteche, esercizi commerciali, alberghi, campeggi. È necessario che il Governo costituisca un tavolo per assumere decisioni condivise con le imprese imprese sul futuro del turismo balneare le cui dimensioni sono tali da costituire la massima attrattiva del nostro Paese».

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