Federvini lancia l’allarme sui nuovi aumenti delle accise

  [caption id="attachment_17228" align="alignleft" width="259"] Lamberto Vallarino Gancia[/caption] Gli aumenti delle accise sulle bevande alcoliche non finiscono ancora: il Governo ha introdotto nel...

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[caption id="attachment_17228" align="alignleft" width="259"] Lamberto Vallarino Gancia[/caption]

Gli aumenti delle accise sulle bevande alcoliche non finiscono ancora: il Governo ha introdotto nel decreto legge Imu/Bankitalia una norma applicativa alla legge di conversione del decreto legge sui beni culturali (DL91) autorizzando il direttore delle Dogane a determinare gli aumenti di accise con i quali raggiungere un maggior gettito di 28 milioni nel 2014 e di 20 milioni nel 2015. E la mossa non ha mancato di suscitare preoccupazione tra gli operatori del settore.  «Gli interventi che prevedono aumenti ogni tre mesi - afferma il presidente di Federvini, Lamberto Vallarino Gancia - provocano grandi difficoltà a tutto il comparto delle bevande alcoliche. Ogni volta che aumenta un’accisa, le imprese devono necessariamente rivedere i meccanismi di programmazione interni e, considerando le temporalità ristrette tra un intervento e l’altro, questo comporterà certamente una maggiore confusione nella gestione e nel funzionamento dell’intera filiera, diretta e indiretta. Questi ulteriori aumenti andranno ad aggiungersi a quelli già adottati con il Decreto Legge 91, successivamente aumentati con il Decreto Legge Scuola: in pratica i produttori di birra, vini liquorosi, vini aromatizzati, aperitivi, acquaviti e liquori hanno affrontato un primo aumento di oltre il 12% il 10 ottobre scorso e devono ora affrontare altri tre aumenti di imposta: il primo gennaio 2014 (già definito anche negli importi), il primo marzo 2014 (ma si è in attesa di conferma della data e dell’importo) e il primo gennaio 2015, (data già certa, ma importo da confermare). Alla fine del periodo l’aumento sarà superiore al 30%, ma ciò che è ancora più grave sono i costi ammnistrativi collegati alle continue variazioni. Di fatto ogni tre mesi gli operatori devono modificare anche le fidejussioni  e le garanzie a favore dello Stato con costi aggiuntivi folli. Ed è a tutti noto che lo scenario attuale non consente di scaricare sul consumatore, già destinatario della accisa in quanto imposta sui consumi, anche i costi di queste complicazioni». Ma non è tutto. «A questa complessa e onerosa gestione amministrativa - aggiunge Gancia - si aggiungerà uno stato di confusione nei confronti della Distribuzione per il continuo variare degli importi di accisa». Il quadro è quindi piuttosto critico. «Nonostante le richieste dei produttori, il Governo è però rimasto sordo a ogni confronto - conclude Gancia -. Anche sul timing dei ritocchi. Salvo, evidentemente, augurarsi in cuor suo che i consumi non continuino a scendere, altrimenti salteranno anche le coperture».  

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