Fase 2, parla Morace: arriva la “giusta distanza”

Dopo il covid-19, nulla, o quasi, sarà come prima. Anche se il Coronavirus non ha fatto altro che rafforzare tendenze e paradigmi che già si stavano delineando prima della pandemia. «I modelli di busi...

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Dopo il covid-19, nulla, o quasi, sarà come prima. Anche se il Coronavirus non ha fatto altro che rafforzare tendenze e paradigmi che già si stavano delineando prima della pandemia. «I modelli di business dovranno essere ripensati partendo da valori come responsabilità, reciprocità, riconoscimento, benessere, salute». A dirlo è Francesco Morace, sociologo e presidente del Future Concept Lab, che già alla fine del 2019, aveva profeticamente intitolato un ciclo di seminari “2020 What’s Next”. «La nostra convinzione, quanto mai attuale, era che gli anni ‘10 – caratterizzati dal modo individuale e dall’avvento dei social – si stessero chiudendo. Il rapporto con la ‘verità’ stava cambiando, emergeva una richiesta di autenticità rispetto alla dimensione dei fake, così come la necessità di recuperare le competenze».

In che modo cambieranno i valori di riferimento e i modelli di business?
«Il Covid-19 ha accelerato le particelle di questo cambiamento paradigmatico. Una serie di valori, dalla sostenibilità alla salute, fino alla centralità del Bene Comune, o una nuova qualità del tempo e dello spazio, emergono con forza aldilà delle nostre intenzioni: ci costringeranno a cambiare marcia».

Quale realtà ci aspetta, anche in ambito progettuale?
«Sarà un mondo dove immaginare oggetti, spazi e ambienti diversi. Il grande tema emerso con la quarantena riguarda il capovolgimento del nostro rapporto con lo spazio e con il tempo. Noi tutti vivevamo una realtà in cui avevamo poco tempo e moltissimo spazio da attraversare, come neo-nomadi, dimenticando che senza la qualità del tempo di vita tutto questo perde valore. Poi siamo rimasti per lungo tempo confinati nello spazio domestico, spesso molto ridotto. La magia del confinamento: si desidera più intensamente ciò che ci è mancato».

Nella Nuova Normalità, che ruolo avranno i designer?
«Il ruolo del progettista sarà decisivo, avrà finalmente la possibilità di fare quello che ha sempre desiderato: cambiare il mondo, immaginando le soluzioni e sperimentando, insieme ai sociologi e ai politici, ipotesi realistiche per un mondo migliore. Tutto per dare voce a nuovi desideri, dal momento che non si potrà più lavorare né pranzare gomito a gomito. Sarà necessario progettare e produrre scrivanie, tavoli e ambienti che assicurino un distanziamento che non è sociale, ma piuttosto un diverso respiro attorno a noi, che porta a un avvicinamento psichico ed emozionale. Questo è un elemento decisivo per una nuova visione progettuale e produttiva: possiamo definirlo un decongestionamento degli spazi, anche attraverso un tempo programmato e contingentato».

Cosa dobbiamo aspettarci dalle aziende?
«Le aziende saranno chiamate a seguire queste indicazioni. Il tempo, come gli spazi, saranno regolati, affinché non superino una certa quantità (pensiamo ad esempio ai trasporti). Questo vuol dire che stiamo conquistando – anche se obtorto collo – un nuovo respiro attorno a noi. Nel momento in cui il virus attacca il sistema respiratorio, ci troviamo impegnati a difendere il respiro, intorno alle cose, intorno alle persone e nei luoghi che viviamo. A maggior ragione se siamo in viaggio o in luoghi che non conosciamo. Possiamo definirla la “giusta distanza”, e anche le aziende dovranno capirlo trasformando la massimizzazione in valorizzazione. Potremo così rispondere al distanziamento sociale con l’avvicinamento psichico della reciprocità e dello scambio, che ci porta a vivere, finalmente, in una comunità di destino».

E quale sarà il ruolo della tecnologia?
«La tecnologia sarà l’elemento abilitatore per questa nuova visione: il digitale dovrà piegarsi a esigenze di qualità della vita e focalizzarsi su un uso di algoritmi e Big data per raggiungere questo scopo, più in linea con un’economia civile in grado di essere inclusiva e non più divisiva. Questa è la sfida per una nuova utopia sostenibile».».

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