Dehors ‘alternativi’ e dove trovarli

Variazione sul tema degli spazi chiusi non ancora fruibili dalla clientela, i dehors sono entrati a buon diritto tra i temi di grande attualità. Tra dubbi, criticità e polemiche ecco alcune soluzioni...

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Variazione sul tema degli spazi chiusi non ancora fruibili dalla clientela, i dehors sono entrati a buon diritto tra i temi di grande attualità. Tra dubbi, criticità e polemiche ecco alcune soluzioni - più o meno smart – in giro per l’Italia.

La soluzione di spazi all’aperto, attigui ai locali interdetti alle consumazioni anche in area gialla fino al 1° giugno, era stata accolta con sollievo da chi (non tutti) poteva permetterseli. Ma la fruizione di questi spazi surrogati non è sempre semplice. E il riferimento non è solo alle condizioni meteo, che fin dalla fatidica data del 26 (parziale apertura) hanno funestato alcune aree del nord, lasciando bagnati e infreddoliti i clienti, perplessi e preoccupati i gestori.

Il problema molto spesso è la carenza di aree utilizzabili per installarvi i dehors o le proteste di alcuni cittadini. Alle istituzioni locali non resta che mediare tra le diverse esigenze.

Nella Capitale, per esempio, il malcontento riguarda essenzialmente le dimensioni delle pedane utilizzate dai ristoratori, ritenute un po’ troppo grandi. Nonostante vengano comprese le necessità dei pubblici esercizi la sottrazione di spazi utili al parcheggio e alla circolazione, crea qualche fastidio. In risposta a queste obiezioni alle telecamere di RpTv Andrea Coia assessore allo Sviluppo Economico, Turismo e Lavoro- spiega: "Abbiamo concesso la possibilità di occupare suolo pubblico nel rispetto del codice della strada. In particolare, il 50% dello spazio utile interno dato all'esterno nei pressi di un sito Unesco e del 70% nelle altre zone. Questo sicuramente potrà creare qualche diminuzione di posteggi, chiediamo tuttavia ai cittadini comprensione poiché ci sono persone che vivono di questa realtà".

Per mettere a disposizione degli esercenti spazi adeguati, il comune di Rimini ha adottato una soluzione interessante: grazie al via libera della Soprintendenza, infatti, i settecenteschi banchi in marmo dell’antica Pescheria potranno essere apparecchiati e utilizzati da bar e ristoranti per ospitare – con il regolamentare distanziamento – i propri clienti.

Il Comune di Trieste, dal canto suo, ha deliberato la chiusura anticipata di alcuni tratti stradali dalle ore 19.00 di venerdì alle 24.00 di domenica fino al 31 luglio (data in cui è attualmente previsto il termine dello stato d’emergenza).

E se ad Orbetello il candidato sindaco Mario Chiavetta chiede di rivedere il piano urbanistico per consentire la realizzazione di dehors (proibiti dall’attuale regolamentazione), a Milano il Consiglio ha presentato alla Giunta la richiesta di congelare imposte come Tari e Cosap fino al 30 ottobre e di prorogare di 24 mesi la durata di tutte le concessioni di spazi ed aree comunali.

Manica più larga anche a Palermo dove un accordo firmato dal Comune e dalla Sovrintendenza, stabilisce che non siano necessarie le autorizzazioni per installare dehors nelle aree tutelate dai Beni Culturali. L’importanza, naturalmente, è che ci attenga ai regolamenti comunali vigenti, e alle norme tecniche contenute nell'accordo.

L’impressione generale, dunque, è che gli sforzi siano congiunti per imprimere una ripresa quanto più possibile ‘normale’ alle attività.

Tuttavia qualcuno controcorrente continua a procedere.

Prendiamo Piacenza, per esempio, che quest’anno è stata scelta come tappa del Giro d’Italia. E sarebbe certo una bella notizia, se non fosse che – denuncia il centrosinistra - per tre giorni alcuni esercizi, già pesantemente penalizzati da 16 mesi di lockdown, potrebbero essere costretti a smontare i dehors per fare spazio agli atleti su due ruote.  

Sarà possibile modificare il percorso della gara?

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