Cultura: cresce il valore aggiunto e gli occupati, ma quasi 80 mila beni sono a rischio

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È positivo il bilancio della cultura in Italia. Il rapporto 2017 Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi, elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere e presentato a Roma alla presenza del ministro Dario Franceschini, mostra una Paese con segno più, per quanto timido: nel 2016 il Sistema produttivo culturale e creativo (Spcc) italiano nel 2016 ha “prodotto un valore aggiunto superiore rispetto all’anno precedente (+1,8%), sostenuto da un analogo aumento dell’occupazione (+1,5%). Crescite lievemente superiori a quelle relative al complesso dell’economia (+1,5% di valore aggiunto e +1,3% di occupazione)”.
Nel complesso, come descrive il report, il sistema cultura “genera 89,9 miliardi di euro e ‘attiva’ altri settori dell’economia, arrivando a muovere nell’insieme 250 miliardi, equivalenti al 16,7% del valore aggiunto nazionale”. Ma non finisce qui, dato che per ogni euro prodotto dal Spcc se ne attivano 1,8 in altri settori. Di conseguenza, gli 89,9 miliardi ne ‘determinano’ altri 160, per arrivare a quei 250 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale che rappresentano il 16,7% del valore aggiunto nazionale. E il turismo è il principale beneficiario di questo effetto volano.
Tutto questo, però, è in pericolo, come illustrato infatti dal report La Cultura da salvare. Beni culturali e rischi naturali, ospitato dal Cnr. Secondo i dati mostrati, i beni culturali a rischio alluvione sono 40.393, mentre quelli a rischio frane sono 38.829. E tra questi spiccano gioielli
come il Pantheon a Roma o il Battistero di Firenze. In situazione di precarietà anche alcuni siti Unesco (l’Italia ne detiene il record mondiale, con 51), di cui come più volte dichiarato dall’agenzia internazionale non ci prendiamo sufficientemente cura.

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