Contrasti arditi, stile grintoso

La verità è che siamo italiani. E che, qualunque cosa accada, difficilmente possiamo rinunciare ad uno stile personale che ci identifichi in modo inequivocabile, ad un’immagine tutta nostra che ci con...

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La verità è che siamo italiani. E che, qualunque cosa accada, difficilmente possiamo rinunciare ad uno stile personale che ci identifichi in modo inequivocabile, ad un’immagine tutta nostra che ci connoti con immediatezza. E in questo l’abbigliamento svolge un ruolo fondamentale. Anche sul posto di lavoro. E anche in momenti d’incertezza economica. Pare ad esempio che da gennaio la richiesta di divise personalizzate per bar e ristoranti abbia subìto un’impennata significativa. Parola di chi se ne intende perché nel settore ci lavora da tempo, come Nadia Pomposi, stilista di fashion per 15 anni, da 4 nel settore dell’abbigliamento specializzato presso Giblor’s.

«È in questi momenti – ci spiega – che cresce la necessità di curare la propria immagine, di acquisire un tratto distintivo. Perché una personalità forte in molti casi può rivelarsi uno strumento per emergere e per andare contro corrente.» E secondo lei questo è possibile anche quando si ha a che fare con le divise, «perché dietro c’è un grande studio. Da anni, ormai, non parliamo semplicemente di abiti da lavoro, ma di vestiti a tutti gli effetti di cui curiamo il colore, la stoffa, le rifiniture e la linea. Perché una giacca deve sempre cadere bene, sia quella di un frac per una prima all’opera, sia quella di un cameriere in servizio ai tavoli: è una questione di stile.»

Solo che nel campo dell’abbigliamento professionale l’estro non si può sbrigliare a proprio piacimento, occorre realizzare un equilibrio perfetto tra eleganza, funzionalità e praticità.

«Perché una divisa deve essere bella, certo, ma anche resistente ai lavaggi fino a 95°C e al cloro, e poi deve garantire anche igiene e sicurezza, visto la consuetudine con fiamme e fornelli»

Colori e abbinamenti

Il grembiule (con pettorina e senza) è un capo che si presta parecchio ai giochi cromatici.

«Per il 2013 la nostra collezione prevede oltre ai due colori natural per definizione (sabbia e marrone che la ristorazione veloce declina volentieri in divertenti rigati), anche una gamma low (nero, grigio, polvere, bordeaux) e una di colori forti (rosso, arancio, pistacchio, turchese, lilla) che caratterizzano i modelli più economici. Particolarmente trendy quest’anno sono gli accostamenti arditi e contrastanti come nero e rosso, polvere e bordeaux, lucido e opaco con giochi di righe a contrasto. Gettonatissimi pure i profili fluo, le cuciture in contrasto e le stampe – decisamente estrose - che esibiscono pirati, teschi e pistole su fondo nero.»

[caption id="attachment_3006" align="aligncenter" width="416"] Tre modelli della collezione Giblor's 2013 nei colori marrone e nero[/caption]

La scelta dei colori, proprio come accade nell’ambito del fashion, avviene dopo un’attenta osservazione del mood diffuso nei settori più disparati, e in apparenza lontani anni luce dall’abbigliamento professionale.«Parlo ad esempio del settore dell’automobile, ma anche di quello dell’oggettistica (bomboniere in primis), del decoro (stencil) o dell’arredo d’interni.» Fortuna che nel settore dell’abbigliamento professionale si corre meno: le mode tengono più a lungo, non passano con le stagioni. «In media- ci conferma Nadia Pomposi – rimangono in auge 5- 6 anni. Anche se nel caso di capi particolarmente estrosi, come la giacca da cuoco ispirata al nostro Tricolore che attualmente va per la maggiore, bisogna preventivare tempi più ridotti».

Tipologie di Tessuto

I must si confermano Twill, Satin, Gabardine. Molto richiesti anche i tessuti uniti, i rigati classici e il diagonale dall’effetto lucido opaco. «Se parliamo di composizioni ideali – ci spiega Nadia - per le divise in cucina non c’è dubbio: prevale il cotone 100%, eventualmente in mix con il poliestere. Mai farsi sedurre dai tessuti sintetici, perché più infiammabili e meno igienici: meglio quelli naturali in grammatura più leggera, simile a quella adottata per la camiceria. Di recente, poi, si è rivelato particolarmente interessante per le sue applicazioni nell’abbigliamento da cucina il tencel, una fibra cellulosica naturale derivata dall’essenza dell’albero di eucalipto, resistente come un poliestere, ma soffice come seta e fresco come il lino, completamente traspirante, naturalmente antibatterico e senza alcuna componente chimica aggiunta. Ovviamente i costi di questo tessuto tecnico sono più elevati, ma le performances li giustificano ampiamente. »

Accessori e rifiniture

La linea delle giacche è un aspetto molto importante: su quelle da donna (preferibilmente colorate) si tende a realizzare un profilo sagomato. Per l’uomo si preferisce un profilo molto asciutto, in alcuni casi rivisitando il classico con tessuti tecnici come il tencel.

[caption id="attachment_3013" align="aligncenter" width="432"] Sempre più usato il tencel per l'abbigliamento da cucina[/caption]

Attenta anche la cura dei dettagli come colletti e polsi delle giacche in contrasto rigato o tinta unita, e abbinati a diverse rifiniture oppure paramonture più strette, accompagnate da abbottonature nascoste.

Un intervento estetico interessante è stato apportato sui profili delle giacche da cuoco, ora realizzati in satin (che nelle prove di lavaggio ha performato molto bene) e non più con il tradizionale cordame più grossolano.

Una rifinitura puramente estetica e utilizzata nei modelli più cheap è quella del rivetto, tipico delle divise più sportive.

L’exploit del cuoco

Fino ad ora abbiamo visto come da circa quattro anni il settore sia interessato ad un cambio di passo che vede le divise professionali sempre molto meno distanti dal mondo fashion. Ma è la figura del cuoco quella che ha fatto registrare l’exploit più eclatante. «Penso sia dovuto – ipotizza Nadia Pomposi – al ruolo da star (tra i fornelli e non solo) che molti chef hanno di recente assunto.

Per personaggi come Gordon Ramsay, cuoco, ma anche conduttore del reality Hell’s Kitchen o per Simone Rugiati, star di Cuochi e fiamme la divisa non è più solo un abito da lavoro, ma uno status symbol, un segno di riconoscimento per un ruolo sempre più lanciato verso il divismo. Ed è con questa nuova concessione estetica che dobbiamo oggi confrontarci nelle nostre creazioni».

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