Champagne e non solo, l’autarchia russa minaccia anche la ristorazione

Sempre più autarchiche le scelte in Russia: la legge sulla denominazione di champagne è solo l’ultimo caso eclatante. La sostituzione di prodotti originali con falsi locali è infatti una piaga diffusa...

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Sempre più autarchiche le scelte in Russia: la legge sulla denominazione di champagne è solo l’ultimo caso eclatante. La sostituzione di prodotti originali con falsi locali è infatti una piaga diffusa da tempo e che rischia di influire pesantemente – è l’allarme di Coldiretti – anche sulla ristorazione italiana in territorio russo.

Secondo Coldiretti, molto (anzi moltissimo) dipende dall’embargo. Ovvero, da quel divieto d’ingresso in Russia, che dal 2014 grava su tanti prodotti dell’Ue, degli Usa, del Canada, dell’Australia e della Norvegia.

Per rispondere a questa penuria di prodotti originali, dunque, i russi avrebbero sopperito con dei fake fatti in casa: dalla frutta alla verdura, dai formaggi alla carne, dai salumi, fino al pesce.

Fino ad arrivare oggi allo strano caso dello champagne russo, che – lancia in resta - insidia quello francese, privandolo persino del nome. Come sostiene sempre Coldiretti, questa vicenda non è che “la punta dell’iceberg del percorso autarchico dal punto di vista alimentare avviato dal paese di Putin”.

Sull’onda di questa parossistica autosufficienza, dunque, nei supermercati imperversano prodotti taroccati (Parmesan, mozzarella, robiola ma anche mortadella e insalata “Buona Italia.”).

Il problema è che anche la ristorazione italiana in Russia rischia di non passarsela meglio: la mancanza di ingredienti principali (ovviamente parliamo degli originali autentici) potrebbe metterla in crisi.

Tale carenza, infatti, non può che essere risolta in due modi (entrambi radicali e per nulla convincenti): l’eliminazione dal menù di prodotti non più reperibili o (peggio) la loro sostituzione con surrogati locali (spesso nemmeno indicati come tali).

In tutto questo, per fortuna, una nota positiva c’è. L’embargo, pietra principale dello scandalo, capace di innescare questa valanga sui mercati dell’export, ha però risparmiato il beverage.

Ecco allora che, in virtù di questo, il nostro paese, nel primo trimestre di quest’anno - è riuscito a incrementare del 37% le esportazioni di spumante in Russia, rispetto all’anno precedente.

D’altro canto, da tempo la Russia è tra i principali consumatori di bollicine made in Italy.

E se fosse proprio il Belpaese ad avvantaggiarsi, stavolta, di questa guerra dello champagne scoppiata tra Francia e Russia?

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