Cedolare secca, Airbnb e HomeAway non versano la tassa. Federalberghi chiede pene esemplari

"Ci troviamo nell'impossibilità tecnica di adeguarci" alla norma sulla cedolare secca voluta dal governo. Lo scrivono in una nota congiunta Airbnb, il portale del gruppo Expedia, HomeAway, e l'associa...

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"Ci troviamo nell'impossibilità tecnica di adeguarci" alla norma sulla cedolare secca voluta dal governo. Lo scrivono in una nota congiunta Airbnb, il portale del gruppo Expedia, HomeAway, e l'associazione degli agenti immobiliari Fiaip che rappresenta 12000 agenzie. Il 17 luglio scadeva infatti il termine per versare la prima rata della nuova modalità di imposizione per gli affitti brevi in cui i portali di prenotazione hanno il ruolo di sostituti d'imposta.
Ma nessuno ha rispettato la legge. I portali accusano il governo di discriminare i propri utenti e lamentano in particolare il poco tempo previsto per adeguarsi: circa 5 giorni dalla pubblicazione delle modalità di riscossione da parte dell'Agenzia delle entrate, contro i due anni in cui il governo ha lavorato per introdurre la legge.
Così infatti prosegue il comunicato congiunto: "Il legislatore, contrariamente anche a quanto prevede lo statuto del contribuente, vorrebbe che piattaforme mondiali e centinaia di operatori sul territorio, nel corso di un fine settimana:
– Dedicassero migliaia di ore di sviluppo e ingegneria per modificare portali attivi e operanti (e perfettamente funzionanti) in maniera identica in tutto il mondo.
– Formassero migliaia di collaboratori su tutto il territorio nazionale, informare centinaia di migliaia di proprietari e riscattare da loro il 21% delle transazioni antecedenti il 12 luglio.
– Coinvolgessero un’azienda o uno Studio professionale italiano conferendogli oneri e responsabilità enormi in mancanza di ogni tipo di garanzia e certezza sulla possibilità di adempiere correttamente agli obblighi del caso, non fosse altro che per le 20 diverse interpretazioni regionali della locazione turistica. Mettiamo i tempi che lo Stato impone alle imprese a confronto con quelli che riserva a sé: 2 anni per ideare e introdurre la cedolare secca, almeno 5 – e siamo ancora in attesa – per il decreto attuativo dell’imposta di soggiorno”.
Per Federalberghi l'ammutinamento dei portali di prenotazione è inqualificabile e invoca pene esemplari:
“Un conto sarebbe stato chiedere qualche giorno in più per mettersi in regola - spiega l'associazione degli albergatori in un comunicato - e comunque fa sorridere la circostanza che i colossi del web non riescano a calcolare il 21% di quanto incassato. In fin dei conti, si tratta della stessa formula matematica che utilizzano per calcolare le commissioni di loro spettanza. Ma se invece questa è una dichiarazione di guerra allo Stato, ci aspettiamo che lo Stato risponda nell'unico modo possibile: un accertamento urgente per stanare gli evasori e sanzionarli in modo esemplare.”
Federalberghi rammenta inoltre il suggerimento formulato durante la discussione della manovrina: “occorre irrobustire la disposizione, prevedendo disincentivi per gli host che si rivolgono a portali poco trasparenti. Ad esempio, esentare dall’obbligo di registrazione unicamente i contratti stipulati per il tramite degli intermediari che trasmettono i dati all’Agenzia delle Entrate.”
Dalla cedolare secca il governo si aspettava un extra gettito di 80 milioni di euro nel 2017 e 140 nel 2018, ma con il rifiuto da parte dei principali intermediari del settore, le cifre andranno rimesse in discussione.

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