Capodanno, in Lombardia le discoteche chiuse hanno perso 120 milioni

Porte chiuse per il secondo anno di fila nelle discoteche lombarde, e di tutta Italia. Ad andare in fumo, dicono le ultime stime, sono stati circa 120 milioni di euro sugli 800 milioni totali circa ch...

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Porte chiuse per il secondo anno di fila nelle discoteche lombarde, e di tutta Italia. Ad andare in fumo, dicono le ultime stime, sono stati circa 120 milioni di euro sugli 800 milioni totali circa che produce il comparto in un anno.

Con il paradosso che, mentre le restrizioni hanno colpito le sale da ballo e le feste in piazza, c’è chi, in tutta Italia, si è riorganizzato con feste private nelle case e dj set nei ristoranti. “A un titolare conviene depositare la propria licenza di discoteca e aprire un ristorante”, ha sottolineato a questo proposito Roberto Cominardi, presidente di Silb Fipe Milano, in un'intervista ad Agenzia Nova.

Un fenomeno che ha preso piede fin fin dalle prime riaperture di aprile 2021, quando diversi imprenditori hanno depositato la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività ndr.) dell’intrattenimento e sottoscritto quella di bar e ristorante. “Il Covid è stato la nostra nemesi per eccellenza – ha aggiunto Cominardi -. In due anni abbiamo avuto delle finestre di aperture veramente risicate, di pochi mesi e sempre con forti restrizioni, non ultima quella in vigore con il 50 per cento della capienza. Un impatto devastante per l’economia dei locali”.

Intanto sono state circa 400 le discoteche in Lombardia che sono state costrette ad annullare le serate già organizzate per Capodanno. A rischio sono adesso 40mila posti di lavoro, ma "molti locali sono talmente disperati che stanno tirando dritto nonostante il ddl".

Ma non è tutto, ha sottolineato Cominardi. "La pandemia ha impresso un profondo cambiamento anche all’afflusso di persone: sono praticamente scomparse le serate infrasettimanali, una volta traino per tutta la città di Milano. Le serate con maggiore capienza sono ora concentrate nel weekend o, al massimo, il giovedì. La pandemia non ha costretto le discoteche a reinventarsi per sfuggire alle maglie delle restrizioni, sono bar e ristoranti che stanno diventando discoteche e vengono esclusi dai nuovi decreti promulgati: non fanno altro che inserire dj set e ballare”.

E' una situazione che provoca due risvolti, uno sanitario e uno economico. “Dal punto di vista sanitario si rischia un incremento del tasso di trasmissione, da quello economico, il governo è andato ad agire su una categoria in ginocchio da quasi due anni e che è stata al centro di numerose azioni restrittive. La mia previsione è che fino alla fine dello stato di emergenza, sperando rimanga il 31 marzo, ho ben poche speranze nel vedere una ripartenza delle discoteche”, ha concluso il presidente di Silb Fipe Milano.

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