Bar World 100 2026: Jean Trinh conquista il vertice. L'Italia c'è, ma soprattutto esporta talenti

Il fondatore di Alquímico, a Cartagena, succede a Iain McPherson e diventa il simbolo di un'idea di ospitalità che supera il bancone.

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Jean Trinh è il nuovo nome in cima alla classifica dei cento personaggi più influenti del mondo del bar stilata da Drinks International. È la prima volta che il riconoscimento va a una figura fuori dal Regno Unito: il fondatore di Alquímico, a Cartagena, succede a Iain McPherson e diventa il simbolo di un'idea di ospitalità che supera il bancone. Il suo locale finanzia progetti agricoli, programmi di riforestazione e, dal 2026, la Alquímico School of Hospitality, scuola che offre formazione e opportunità professionali ai giovani della città. Alle sue spalle si piazzano Iain McPherson (Panda & Sons, Edimburgo), Monica Berg (Tayēr + Elementary, Londra), Anna Sebastian e Danil Nevsky, confermando come oggi l'influenza non si misuri soltanto attraverso i premi, ma anche tramite formazione, comunicazione e capacità di creare comunità.

Per l'Italia il dato più interessante è duplice. Da un lato cresce il peso dei professionisti che operano nel Paese: Lorenzo Querci sale fino all'undicesimo posto grazie al lavoro svolto con Moebius, Lubna e Magma a Milano e al successo internazionale di Moebius, primo locale italiano a conquistare uno SpiritedAward. Più indietro, ma comunque nella top 50, compare Patrick Pistolesi (45°), premiato per avere consolidato il progetto Drink Kong con le nuove aperture romane. L'altro elemento è la straordinaria capacità della scuola italiana di produrre protagonisti all'estero. Lorenzo Antinori è addirittura sesto grazie all'espansione di Bar Leone tra Hong Kong e Shanghai; Simone Caporale è settimo, forte dei successi di Sips, Boadas e Montana; Giacomo Giannotti, anima di Paradiso a Barcellona, occupa la ventunesima posizione; Ago Perrone (27°) continua a essere il volto del Connaught Bar di Londra, mentre Salvatore Calabrese, il "Maestro", resta nella top 100 al 79° posto grazie al Donovan Bar e al Velvet del Corinthia. È una fotografia che racconta un fenomeno ormai consolidato: l'Italia continua a formare alcuni dei bartender più influenti del pianeta, anche se spesso il loro definitivo riconoscimento arriva oltre i confini nazionali.

Un altro aspetto che emerge con forza è la presenza femminile. Basta scorrere le prime posizioni per rendersene conto: Monica Berg è terza, Anna Sebastian quarta e Priyanka Blah dodicesima, ma la lista comprende anche figure come Emma Janzen, Lynnette Marrero, Julie Reiner, Christina Veira, Margarita Sáder, SandraeLawrence, Leah van Deventer, Calliope Draper, Julia Momose, Tess Posthumus, Juliette Laroui, Kapri Robinson, Paola Oviedo, Linda Douglas e molte altre. Non si tratta più di eccezioni celebrate con premi dedicati, ma di una presenza strutturale nei ruoli decisionali del settore: imprenditrici, consulenti, educatrici, giornaliste, fondatrici di movimenti per l'inclusione e direttrici creative. È probabilmente uno dei cambiamenti più significativi rispetto alle prime edizioni della Bar World 100 e rappresenta uno degli indicatori più evidenti dell'evoluzione della mixology internazionale.

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