Astoi, il decreto "Cura Italia" non basta, subito un fondo nazionale

"La parte del decreto “Cura Italia” dedicata al turismo è un timidissimo e del tutto insufficiente palliativo, mentre il rischio che il comparto del turismo organizzato collassi è altissimo". Lo dice...

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"La parte del decreto “Cura Italia” dedicata al turismo è un timidissimo e del tutto insufficiente palliativo, mentre il rischio che il comparto del turismo organizzato collassi è altissimo". Lo dice in una lettera aperta ASTOI, che invoca "ulteriori ed immediati interventi dovrebbero quindi essere introdotti rapidamente perché il sistema non riuscirà a sostenere questa emergenza economica e andrà in default".
"Il Turismo (13% del PIL nazionale) è una galassia molto articolata - prosegue la nota - ed è fondamentale che il Governo ne comprenda tutte le sfaccettature e agisca di conseguenza. In tale ambito, il comparto del turismo organizzato, quindi Tour Operator e Agenzie di Viaggi, rappresenta 12.000 aziende e dà lavoro ad oltre 50.000 addetti. Il blocco delle attività per queste imprese è arrivato da più fronti: dalle moltissime destinazioni estere che inizialmente hanno chiuso l’ingresso agli italiani e dall’impossibilità assoluta e totale di vendere viaggi in considerazione dell’emergenza da Covid19. Dalla fine di gennaio i Tour Operator stanno registrando solo uscite: costi extra per i rimpatri, rimborsi per le cancellazioni, stipendi dei dipendenti, affitti degli immobili, anticipi dati ai fornitori e penali applicate da questi ultimi (soprattutto fornitori esteri)".
Per questi motivi, "è necessario istituire un fondo nazionale emergenze per assicurare la continuità aziendale del comparto, indennizzando così le cancellazioni registrate e l’impossibilità di vendere e produrre fatturato. Va sottolineato che questa misura è stata stanziata con il decreto “Cura Italia” per altri settori, fra cui Spettacolo, Cultura, Agricoltura e Pesca ma non per il Turismo".
Da parte di ASTOI, "si giudica del tutto insufficiente la sospensione per due mesi di versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria. Prefigurando uno scenario “zero incassi” sul prossimo trimestre, si chiede uno stralcio dei contributi di marzo e aprile e una sospensione per maggio e giugno 2020. Inoltre, si chiede la creazione di specifici crediti d’imposta per le spese sostenute in Italia e/o all’estero per il mantenimento di villaggi turistici/alberghi ovvero di impegni con strutture ricettive, con riferimento ad un arco temporale che non copra solo il mese di marzo.
Sul fronte degli ammortizzatori sociali, infine, Astoi chiede "un intervento chiarificatore, urgente e immediato, per evitare una drastica riduzione dell’occupazione nel giro di un bimestre". Molti Tour Operator, infatti, "potrebbero accedere alla CIGS in quanto occupano più di 50 dipendenti, ma il decreto non prevede alcuna facilitazione per tali soggetti in materia di ammortizzatori sociali, anzi, complica la situazione, innescando dubbi e disparità di trattamento".
“L’emergenza Coronavirus ha messo in ginocchio tutto il comparto del turismo. In particolare, per tour operator e agenzie di viaggio, che si occupano prevalentemente di turismo outgoing, si prevede una ripresa parziale delle attività tra fine estate/autunno e un ritorno progressivo alla normalità solo nel 2021, con una perdita di fatturato che va dal 35 al 70% circa. Se il Governo non integrerà al più presto i provvedimenti già varati non saremo in grado di garantire i livelli occupazionali e la sopravvivenza delle nostre aziende. Riteniamo di avere diritto allo stanziamento di un fondo per l’emergenza, al pari di altri settori, quali agricoltura, pesca, cultura e spettacolo”, commenta Nardo Filippetti, Presidente ASTOI Confindustria Viaggi.

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