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DIC. GEN. 2015

3

U

n altro anno di crisi per l’Italia si chiude. Eppure era cominciato con

alcune prospettive di ripresa (almeno così dicevano tutti gli analisti

economici). Invece la recessione ha continuato a colpire famiglie e

imprese e a cavallo dell’estate le ombre della deflazione (il combinato

disposto di prezzi in calo e consumi in discesa) hanno cominciato ad

allungarsi sull’economia italiana. Fortunatamentequesto fantasma si èallontanato.Ma

fa un poco impressione, da imprenditore a imprenditori, parlare di fortuna quando

si fanno i conti tutti i giorni con la difficile, quando non drammatica situazione che

tutti viviamo e osserviamo.

Così anche questo che si chiude lo possiamo definire un anno di transizione, tra

crisi e ripresa, ad alimentare una speranza di uscita dal tunnel cui tutti aspiriamo.

Perché se non si inverte la rotta e non si riesce a rimettere la barca sopra il livello

galleggiamento, ci aspetterà un altro anno difficile. Per questo non dobbiamo abbas-

sare la guardia, facendo attenzione a cogliere i minimi segnali che possono mettere

in difficoltà le nostre imprese e con noi i nostri clienti.

A voler guardare alle cose di casa nostra, della Cooperativa Italiana Catering, ap-

parentemente non avremmo motivo di preoccupazione, perché quest’anno siamo

ancora cresciuti un poco (anche se sarà la volata finale di Natale-Capodanno a

sancire definitivamente questa affermazione). Ma è una tranquillità solo apparente.

Perché dietro questa crescita si nascondono turbolenze reali, che ci auguriamo non

smentiscano questo mio cauto ottimismo.

Mi spiego meglio: se le aziende associate alla nostra Cooperativa sono cresciute è

per il semplice motivo che molti nostri competitor si sono trovati in difficoltà, hanno

ridotto l’attività o hanno chiuso. A volerla dire con una metafora: la torta non si è

ingrandita. Sono i commensali a essere diminuiti. Per certi versi potrebbe essere una

buona notizia: rafforzare la parte sana del mercato fa solo bene.

Però c’è l’altra faccia della medaglia e si chiama articolo 62. A più di un anno dalla

sua introduzione si è dimostrato un meccanismo non idoneo a regolamentare un

settore che dei ritardi di pagamento ha fatto troppo spesso una leva finanziaria e

commerciale. Vale a dire che noi distributori siamo costretti per legge a rispettare i

termini di pagamento nei confronti dei fornitori, altrettanto non si può dire per una

parte dei nostri clienti, vuoi per la caduta dei consumi, vuoi per convenienza, vuoi

per la debolezza finanziaria delle loro imprese. Il risultato è un settore costantemente

sotto tensione dal punto di vista finanziario. I contenziosi aumentano e prima di

acquisire un nuovo cliente si va con i piedi di piombo. Questo non fa bene al siste-

ma delle imprese, già in difficoltà per la crisi. E quindi il legislatore dovrà rimettere

mano all’articolo 62 e rivederlo in meglio.

Sono questi i punti interrogativi che pesano su questa fine anno e sul prossimo.

Speriamo che anche il 2015 non sia un altro anno di transizione. E che si veda fi-

nalmente una meta.

UN ANNO

DI TRANSIZIONE

la torta del

nostro mercato

non si è

ingrandita.

Sono

i commensali

a essere

diminuiti

Italo Nebiolo

presidente Cooperativa

Italiana Catering

IL PUNTO DEL

PRESIDENTE