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DIC. GEN. 2015

7

I

l mondo degli alcolici è in

fibrillazione e fortemente

preoccupato per la sorte

dei consumi di birra e spirits. Il

nemico da combattere ha un

solo nome: accise. Dopo gli

aumenti del balzello a ottobre

2013 e a gennaio 2014, il 2015

porta in dote un ulteriore in-

cremento.

Già da tempo Assobirra aveva

lanciatol’allarmechiamandoa

raccolta operatori e consuma-

tori con la campagna Salvala-

tuabirra,giàsottoscrittada100

mila italiani. L’associazione sti-

ma infatti che il fisco si beva

un sorso ogni due della bion-

da e fa notare che in 11 anni le

accise sulla birra in Italia sono

raddoppiate.

Assodistil non è da meno. Il

comparto, già in sofferenza

per la crisi dei consumi, ora

vede in pericolo anche le

sue produzioni d’eccellenza,

come la Grappa, gli Amari, il

Limoncello, gli aperitivi e altri

prodotti simbolo del Made in

Italy. «Secondo i dati dell’Os-

servatorio congiunturale For-

mat –affermaAntonioEmaldi,

presidente di AssoDistil – rela-

tivialterzotrimestredell’anno,

le aziende attribuiscono il calo

del fatturato, nell’80%dei casi,

alla crescita delle accise. Il cli-

ma di sfiducia è generalizza-

to, anche perché l’aumento

sarà scaricato soprattutto sui

prezzi, gli investimenti e l’oc-

casione».

«Con gli incrementi di accisa

sugli spiriti che raggiunge-

ranno quota +30% a genna-

io 2015 – osserva a sua volta

Sandro Boscaini, presidente di

Federvini - l’impatto di questa

manovrasulfronteoccupazio-

nale comporterebbe il taglio

di oltre 6.700 posti di lavoro,

indebolendo gravemente un

settore produttivo che espri-

me alcune eccellenze regio-

nali molto famose nel mondo:

dalla Grappa al Limoncello,

dagli Amari alla Sambuca, dal

Nocino di Modena al Mirto di

Sardegna». Lo scenario, dise-

gnato da una ricerca di Trade

Lab per conto della Federa-

zione, sottolinea l’impatto ne-

gativo che la serie di aumenti

delle accise ha prodotto sulle

zone vocate per tradizione ai

distillati e liquori. «Veri distret-

ti di qualità – precisa Boscaini

- Pensiamo al Piemonte, alla

Lombardia, al Veneto e al Friuli

Venezia Giulia».

Q

ual è la formula risto-

rativa che sta funzio-

nando meglio? La

steakhouse (o hamburghe-

ria). E qual è l’abbinamento

ideale a un piatto di carne alla

griglia? Lepatate, ovviamente.

Un abbinamento che appare

scontatoe, proprioper questo

motivo, viene spesso conside-

rato una sorta di“atto dovuto”,

senza troppe pretese.

Ma McCain, che da sempre la-

vora a fianco dei professionisti

della ristorazione fornendo

consulenza e proponendo so-

luzioni concrete per sviluppa-

re ilmenùecomporre l’offerta,

non la pensa in questo modo.

E ha sviluppato un vademe-

cum per dare valore alle pro-

poste inmenù e dare impulso

al business.

Lo fa dopo avere analizzato a

lungo che cosa succede nei ri-

storanti,elaborandoideeesug-

gerimenti per i locali.

Quantevolte infatti la conside-

razione del ristoratore è che“le

patate non mi fanno guada-

gnare”? Basta l’idea giusta per

dare uno sprint alla redditività:

un mix di patate di tagli, con-

sistenza e sapori diversi, con

corredo di altrettante salsine,

non solo è il contorno che dà

carattere alla grigliata di car-

ne, ma può trasformarsi senza

difficoltà in una gustosa por-

tata da condividere al tavolo

nell’attesa del piatto principa-

le. Ovviamente la presentazio-

ne gioca un ruolo importante.

McCain suggerisce tre regole

principali: trovare un nome

accattivante da indicare nel

menù, curare l’impiattamento

e modulare gli ingredienti per

un tocco finale.

Non ultimo anche i calcoli del

food cost, simulati dall’azien-

da, svelano che con il tris di pa-

tate fritte accompagnato con

salse, si può guadagnare di più

rispetto alla classica porzione

di patatine fritte.

Accise, il nemico alle porte

McCain propone: tris di patate con grigliata mista

QI NEWS

La grigliata con il tris di patate: Wedgehouse, Maxi Chips e Spicchi Country.

A destra, patate Spicy XL con salse.