Syngenta sponsorizza Vino Libero. Relazioni pericolose?

La notizia che Syngenta è diventato sponsor di Vino Libero, il progetto che riunisce 12 aziende vitivinicole con lo scopo di produrre vino libero da erbicidi, concimi chimici e solfiti in eccesso, sus...

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La notizia che Syngenta è diventato sponsor di Vino Libero, il progetto che riunisce 12 aziende vitivinicole con lo scopo di produrre vino libero da erbicidi, concimi chimici e solfiti in eccesso, suscita qualche motivo di perplessità.

Questa operazione prevede che Syngenta “offrirà all’Associazione una serie di servizi tra cui Operation Pollinator il progetto di tutela della biodiversità, oltre a una vasta gamma di soluzioni innovative. Inoltre, l’azienda si occuperà della formazione relativa alle tecniche di distribuzione ed al corretto uso degli agrofarmaci, al fine di ottiminizzarne i benefici a garanzia del pieno rispetto degli operatori e dell’ambiente”.

Però è quanto meno curioso, per non dire distonico, il fatto che un’associazione che intende utilizzare politiche agricole sostenibili per produrre un vino di qualità si apparenti con una  una delle multinazionali più discusse, insieme a Monsanto, riguardo alla produzione di erbicidi, pesticidi e di sementi geneticamente modificate, un colosso mondiale dell’agro-business che ha chiuso il 2012 realizzando vendite per 14,2 miliardi di US$, in aumento del 7%, + 10% a tasso di cambio costante.

Ovviamente Syngenta, è cosciente del ruolo di “azienda leader nell'agribuisiness, è ben consapevole dell’importanza del suo ruolo, e opera responsabilmente attraverso ricerca e tecnologie innovative”. La perplessità aumenta se andiamo a confrontare le dichiarazioni ufficiali dei due protagonisti.

Il rigido Disciplinare tecnico di produzione vitivinicola integrata evoluta di Vino Libero espone, in maniera chiara e articolata, i principi ispiratori della gestione agricola integrata: “applicare un sistema di coltivazione sostenibile adatto al luogo, economicamente vantaggioso e attento all’ambiente”. Fornisce inoltre i principi ispiratori, le indicazioni operative e le azioni da compiere in tema di scelte varietali, avvicendamento colturale, gestione del suolo, dell’ambiente, dell’acqua, di difesa antiparassitaria e di diserbo. Tra l’altro afferma che “gestione agricola integrata significa trovare una combinazione equilibrata ed economica di tutti i metodi disponibili per la protezione delle colture dalle avversità” e che “ove e quando possibile andranno adottati sistemi e mezzi tecnici di origine biologica per il controllo delle avversità parassitarie”. E arriva infine, attraverso i capitoli sulla gestione dei rifiuti, del paesaggio e sulla sicurezza sul lavoro alla produzione di vino riducendo l’uso di additivi e coadiuvanti.

Un programma insomma che coerentemente tiene insieme le esigenze ambientali con quelle dell’impresa. Corretto.

Ma andiamo a leggere il punto di vista di Syngenta su alcuni di questi temi. Sull’agricoltura biologica: “Le soluzioni realmente sostenibili per la coltivazione dovrebbero integrare tutte le tecnologie di protezione dei raccolti moderne disponibili, oltre alle varietà di piante”.

Riguardo all’agricoltura sostenibile: “l’agricoltura sostenibile ha lo scopo di ottimizzare l’impiego di risorse e proteggere la produttività a lungo termine delle coltivazioni attraverso le moderne tecnologie per la protezione dei raccolti (ad esempio, erbicidi per le pratiche di conservazione del terreno) in associazione con varietà avanzate di piante, comprese quelle sviluppate utilizzando le biotecnologie”.

In materia di biotecnologie, infine, si afferma che “se l'incremento della produzione alimentare è necessaria a soddisfare il previsto incremento della popolazione nella prossima generazione, i coltivatori devono poter avere a disposizione le alternative rappresentate dalla manipolazione genetica e da altre biotecnologie”.

Come si vede, siamo di fronte a prese di posizione che lasciano aperto il campo a una visione dell’agricoltura molto libera, che ripete più volte il termine di sostenibilità, ma lascia intendere anche in maniera chiara che Ogm e biotecnologie non sono certamente un male, anzi.

Quali siano i punti di contatto tra la visione etica e il modello di agricoltura di Vino Libero e quella techno di Syngenta rimane francamente un mistero. Che da parte di Syngenta sia stata ritenuta un’occasione di green washing è lecito pensarlo. Ma quali sono le motivazioni di Vino Libero?

A pensare male si fa peccato, ma forse le ragioni del marketing e del business a volte superano d’un balzo tutte le buone intenzioni.

Nota: i virgolettati sono tratti da documentazione ufficiale e rintracciabile sui siti di Vini Libero e di Syngenta

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