«Attenzione a scherzare con il fuoco. E la Tari è un argomento assai scottante per le imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo. Già in passato abbiamo fatto ricorso al Tar del Lazio contro l’imposta sui rifiuti applicata a Roma e abbiamo avuto ragione. Se non saranno modificati i parametri, non ci faremo certo pregare per contestare nelle sedi opportune anche questa nuova disposizione».
Lo afferma Maurizio Pasca, presidente del Silb, l’associazione che riunisce gestori e proprietari di discoteche e locali serali aderente a Fipe-Confcommercio.
La protesta esplosa a Rimini sulla nuova imposta per i rifiuti non si ferma certo nella riviera romagnola, ma rimbalza a Roma per essere rilanciata a livello nazionale.
In base alle nuove disposizioni, secondo un calcolo a spanne effettuato dal Silb, un locale di 600 mq andrebbe a pagare fino a € 17.000. La cifra è considerata spropositata soprattutto se viene messa in relazione con la produzione ridotta di spazzatura, infrangendo anche il principio ispiratore del Governo di far pagare di più a chi sporca di più. Nel divertimento serale, infatti, non c’è produzione di umido, né di plastica e ancor meno di carta. Il materiale, per così dire, più inquinante è il vetro che però è riciclabile. Anche per quanto riguarda l’indifferenziata, i volumi di produzione sono ridotti al minimo rispetto ad altre tipologie di attività economiche commerciali e industriali.
«Non vorremmo ritrovarci – ricorda Pasca – come nel paradosso di Roma, dove una discoteca si era vista recapitare da parte della municipalizzata un bollettino con un importo superiore a quello pagato per l’affitto».