I consumi italiani potrebbero chiudere il 2026 con un timido +0,7%, ma la ristorazione viaggia nella direzione opposta. Secondo il Retail Barometer Confimprese-Jakala, ripreso da Ristorazione Moderna, il settore è atteso a fine anno a -1,4% a valore. Un risultato che acquista peso proprio perché altri comparti mostrano una maggiore capacità di tenuta: l'altro retail è previsto a +2,5% e l'abbigliamento-accessori a +1,5%. Il quadro generale resta debole. Nei primi otto mesi dell'anno i consumi hanno segnato -0,6% a valore e ad agosto la flessione rispetto allo stesso mese del 2025 ha raggiunto il 2,3%. A pesare è anche la riduzione dello scontrino medio, -0,4%. Per la ristorazione il segnale è piuttosto chiaro: in un contesto di incertezza economica, le famiglie continuano a essere particolarmente prudenti proprio sulle spese fuori casa. Questo significa che per bar e ristoranti la competizione non si gioca più soltanto con il locale accanto, ma con la decisione stessa del cliente di uscire oppure no. C'è poi un altro dettaglio da non sottovalutare: parliamo di una flessione a valore, non semplicemente di volumi. Dopo anni nei quali l'aumento dei prezzi ha sostenuto i fatturati anche quando diminuivano le occasioni di consumo, vedere la ristorazione arretrare anche nominalmente suggerisce una pressione più profonda. La domanda che lascia il Retail Barometer è quindi molto concreta: se il cliente esce meno e controlla maggiormente quanto spende, quanto valore bisogna riuscire a fargli percepire perché continui a scegliere il fuori casa?