Quando la pizza parla straniero

I numeri non mentono mai; possono essere freddi e aridi, ma sono sempre una sintesi perfetta che non lascia adito a dubbi, incertezze. Certo a volte vanno interpretati, letti con intelligenza, ma sono...

Condividi l'articolo

I numeri non mentono mai; possono essere freddi e aridi, ma sono sempre una sintesi perfetta che non lascia adito a dubbi, incertezze. Certo a volte vanno interpretati, letti con intelligenza, ma sono comunque verità. Si parte quindi da quelli, non particolarmente aggiornati e neppure recentissimi ma ben più che credibili, e provenienti da fonte certa, quale la FIPE: 1 titolare su 10, nei pubblici esercizi, è straniero, 38.000 imprese di ristorazione sono gestite da immigrati, è del 14% circa la quota di imprenditori esteri nel settore dei ristoranti nel nostro Paese, più di 2.500 i locali etnici sul patrio suolo. Poi ci sono i numeri relativi al settore pizza: non sono molte le statistiche, in verità, ma alcuni numeri, probanti, si possono dare. Il 40% circa delle pizzerie ha a che fare, come proprietà o gestione, con immigrati; un dato sul quale riflettere racconta che il 70% circa degli stranieri che lavora nel mondo della ristorazione ha a che fare con la pizza, egiziani in testa, concentrati soprattutto nel nord Italia. Numeri che rappresentano più che bene una realtà in continuo mutamento ed espansione: è l’immigrazione la nuova anima dell’horeca. Una inesorabile invasione pacifica, che nasconde dentro di sé diverse motivazioni, che vanno dalle continue difficoltà del mercato al rifiuto, da parte di molti, di un percorso professionale faticoso e che non permette di godere interamente di festività e orari “normali” passando, piaccia o meno, per la crescente avversione, tutta italica, verso lavori considerati, a torto, umili. Però quella degli immigrati che lavorano nel settore della ristorazione nel nostro Paese rappresenta una moneta con due facce: da un lato lo straniero che apre un locale in Italia, dall’altra chi agli immigrati un lavoro lo dà: in sintesi, imprenditore e dipendente.

Pizza estero«La Lombardia - dice Antonio Giordano della Pizzeria Grotta Azzurra di Brescia - è una delle regioni italiane a forte immigrazione. Personalmente non ho mai avuto problemi con il mio personale extracomunitario: sono seri, gran lavoratori, rigorosi, apprendono con facilità e hanno una notevole bravura come pizzaioli. Sono un’enorme risorsa per il mio lavoro e ne guadagniamo tutti: per loro un impiego regolare, il permesso di soggiorno e un veloce inserimento nel tessuto sociale del nostro Paese, per noi imprenditori sgravi fiscali e personale affidabile ed efficiente… ». Il parere è largamente condiviso da Ivan Rea del Rose’s Café di Frosinone che però si spinge oltre: «in gran parte dei casi i lavoratori stranieri parlano con proprietà le principali lingue estere, che ben pochi di noi conoscono bene. È un motivo in più per affidarsi alla loro professionalità visto che molti clienti sono turisti che provengono da fuori Italia». Va anche considerato che un cameriere o pizzaiolo straniero può rappresentare un formidabile biglietto da visita per i clienti: il vantaggio, in termini di immagine positiva da contrapporsi al crescente e dilagante ritorno del razzismo è evidente e, si sa, in questo mestiere anche l’occhio vuole la sua parte…»

Fin qui i pareri di imprenditori italiani del settore della ristorazione che hanno scelto di avvalersi, come collaboratori, di personale straniero. C’è però, lo si accennava più sopra, l’altra faccia della medaglia, costituita da extracomunitari che nel nostro Paese hanno fatto fortuna aprendo e gestendo in prima persona pizzerie e ristoranti. È il caso di Chen Pei Feng, proprietario della Pizzeria cinese The Kitchen di Milano, soddisfatto delle sue scelte di vita e di professione: «Gli inizi della mia attività sono stati difficili e pieni di ostacoli. Burocrazia, problemi di varia natura mi hanno messo a dura prova ma ora, dopo diversi anni, tutto funziona. Nessun particolare problema di integrazione e, a parte un paio di collaboratori italiani, ho assunto diversi dipendenti provenienti dal mio Paese, sia per ovvie ed evidenti ragioni di fratellanza, sia perché abbiamo abitudini, ritmi di lavoro e sincronismi assolutamente uguali. Perché mai dovrei rinunciare a tutto questo?». Un percorso comune, ma fino a un certo punto, quello di Assad Ahmad Maarouf, della Pizzeria egiziana Millenium di Trieste; la differenza, in questo caso, la fa la tecnica perché «la lavorazione di impasti e farine è praticamente la stessa che utilizziamo nel nostro Paese per il pane e i suoi derivati. Il successo delle mie pizze e del mio locale è quindi venuto da sé: avevo ben poco da imparare quando ho iniziato a lavorare in Italia, si trattava solo di affinare e adattare a pizza e gusti dei miei clienti ciò che già sapevo fare». Integrazione, professionalità, immigrazione segnano quindi punti pesanti, e non potrebbe essere diversamente: il mondo guarda sempre più verso quella direzione, con buona pace di chi crede ancora in divisioni nel nome della provenienza delle persone, del colore della loro pelle e di differenze sociali e religiose. È l’anima globale della tavola Italia.

Sandalj Trading Company consolida la struttura organizzativa

01 ottobre 2014 | Redazione

Lo scorso 3 luglio è stato rinnovato il mandato per il triennio 2014-2016 all’attuale Consiglio di Amministrazione dell’azienda di Trieste che continua a operare con risultati di successo. «L’attività...

Norbert Niederkofler, a fine anno si chiude il suo percorso da Horto

19 ottobre 2026 | Redazione

Il 31 dicembre 2026 si concluderà la collaborazione dello chef tristellato Norbert Niederkofler, che ha accompagnato Horto nei suoi primi quattro anni, contribuendo in modo significativo alla costruzione della sua identità e alla sua crescita.

Notizie correlate

San Benedetto e Locali Storici d’Italia di nuovo insieme per l'ospitalità italiana

19 ottobre 2026 | Redazione

La collaborazione tra l'azienda e l'associazione prosegue nel segno della cultura dell'accoglienza e della tutela delle eccellenze nel fuori casa

Nuovo investitore per Baladin Spa: chiuso un round di finanziamento da 16,4 milioni

15 ottobre 2026 | Redazione

In programma, tra le altre cose, l’ampliamento della rete retail con l’apertura di 6 location, tra cui due nuovi luoghi iconici nei prossimi mesi a Milano e a Roma

Inclusione e software gestionali: la case history del Bar BIP a Milano

14 ottobre 2026 | Redazione

@ iSi, tool sviluppato da 4D Sistemi Informatici in due versioni, per la gestione della cassa e per la gestione delle comande, è stato adottato da quattro mesi dal Bar Bip dove lo staff comprende 11 persone con disabilità

Come la tavola italiana cambia forma: più occasioni fuori casa, ma crescono i "piccoli pasti"

13 ottobre 2026 | Redazione

Secono l'indagine della Fondazione Birra Moretti, quando si pranza o si cena fuori dalle mura domestiche (soprattutto in pausa pranzo), oltre 6 italiani su 10 scelgono una sola portata, mentre solo il 17% ordina le classiche tre portate

Arriva Guéridon, vodcast di FIPE che racconta alla Gen Z il lavoro nella ristorazione

13 ottobre 2026 | Redazione

Dal 13 ottobre sull’App FIPE e sulle piattaforme streaming un viaggio in voce e video tra storie d'impresa e percorsi di formazione con i protagonisti del settore

Abbonati al magazine

Mixer Magazine 390 - Ottobre 2026
10 2026

Primi. E poi?

Vuoi avere molto, molto di più? Registrati gratuitamente per avere accesso alle funzionalità avanzate
Registrati