Non si gioca sulle licenze

Il TAR Campania conferma la chiusura di un circolo privato dove si giocava senza autorizzazione e si somministravano alimenti e bevande ai non soci Un circolo privato non può svolgere un’attività di s...

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Il TAR Campania conferma la chiusura di un circolo privato dove si giocava senza autorizzazione e si somministravano alimenti e bevande ai non soci

Un circolo privato non può svolgere un’attività di somministrazione a soggetti terzi e, quindi, non soci dell’associazione che gestisce i locali, né tanto meno può offrire l’esercizio del gioco del poker texano con vincite in denaro.
È quanto è stato ribadito nei giorni scorsi dal Tribunale amministrativo della Campania, respingendo il ricorso proposto da un’associazione sportiva dilettantistica del Comune di Sant’Antimo (Na) che aveva subito l’ordinanza di chiusura immediata dell’attività di club privato disposta dall’amministrazione locale per “l’effettuazione di attività di somministrazione di bevande alcooliche e soggetti non soci e l’elargizione di vincite in denaro per esercizio del poker texano”.
I controlli della Polizia di Stato, infatti, avevano accertato che il titolare dell’associazione, in qualità di presidente di club privato somministrava alimenti e bevande a persone non soci, “trasformando di fatto il sodalizio in parola in una vera e propria attività a scopo di lucro per la quale è prevista l’autorizzazione di cui all’art 3 legge 25 Agosto 1991 n. 287”, scrivono i giudici nella sentenza. In effetti, l’articolo 2, comma 1 del Dpr 135 del 4.4.2001 dispone che “Le associazioni e i circoli, di cui all’articolo 111, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, aderenti ad enti o organizzazioni nazionali le cui finalità assistenziali sono riconosciute dal Ministero dell’interno, che intendono svolgere direttamente attività di somministrazione di alimenti e bevande a favore dei rispettivi associati presso la sede ove sono svolte le attività istituzionali, presentano al Comune, nel cui territorio si esercita l’attività, che la comunica per conoscenza alla competente Azienda Sanitaria Locale (Asl) per il parere necessario all’eventuale rilascio dell’autorizzazione di idoneità sanitaria, una denuncia di inizio attività” (ai sensi dell’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni).
È pertanto subordinata a mera d.i.a. e non al provvedimento di autorizzazione di cui all’art. 3 della L. n. 287/1991, l’attività di somministrazione di alimenti e bevande esclusivamente a favore dei soci aderenti al circolo o all’associazione, a fini di incentivazione e di promozione dell’associazionismo sportivo, dilettantistico e culturale – ricreativo.
Mentre la cessione a terzi non soci di alimenti e bevande resta invece soggetta ad autorizzazione. Nella fattispecie proposta al tribunale campano, invece, era stato accertato dalla Polizia di Stato che il titolare dell’associazione, “In qualità di presidente di club privato somministrava alimenti e bevande a persone non soci” e a scopo di lucro. Ragion per cui, “stante la natura e l’efficacia fidefaciente fino a querela di falso ex art. 2700 c.c. che è da riconoscere al citato verbale di accertamento di violazione amministrativa n. 31/2012, difetta il presupposto applicativo del regime agevolato, imperniato sulla d.i.a. o s.c.i.a e valevole solo per la somministrazione di alimenti e bevande effettuata a favore dei soci aderenti all’associazione o al circolo privato, in ragione dell’assenza dello scopo lucrativo sottesa alla riserva dell’attività somministrativa ai soli soggetti aderenti a sodalizio”.
Del resto il già richiamato Dpr n. 235 del 2001, recante la disciplina semplificata sui titoli abilitativi, validi anche ai fini dell’art. 86 Tulps, per la somministrazione di alimenti e bevande da parte di circoli privati, prevede la cessazione dell’attività svolta in caso di violazione (cfr. Tar Lazio, sez. II, 18/10/2013, n. 9013) e comunque non comprende l’autorizzazione per l’esercizio dell’attività di sala giochi (cfr.Cons. St., sez. V, 19/4/2013, n. 2207). Fermo restando, tuttavia, che il gioco del poker texano con premi in denaro non può essere mai autorizzato in nessun locale, poiché non ancora soggetto a specifica regolamentazione.

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