Il numero di locali notturni nel Regno Unito è cresciuto dello 0,4% tra marzo e giugno 2026, la prima variazione positiva dopo anni di contrazione. The Spirits Business riporta i dati del Night Time Economy Market Monitor, curato da Night Time Industries Association e NIQ: nonostante il segnale, i locali restano il 3,1% in meno su base annua, e dal marzo 2020 il 28,7% dei locali notturni britannici ha chiuso definitivamente, pari a una media di 12 chiusure nette al mese, il doppio rispetto all'intero settore hospitality. Il quadro non è uniforme. Le discoteche restano il segmento più colpito, giù del 36,1% dal 2020, mentre i bar a tema sono cresciuti del 290,8% e i cocktail bar del 39,9% nello stesso periodo, gli unici segmenti realmente in espansione insieme ai bar "craft" (+22%). Cambiano anche gli orari: le fasce dalle 10 alle 19 crescono su base annua, quelle dalle 19 in poi calano, con la fascia 17-19 che ora genera il 25,1% delle vendite on-trade, superando sia il pranzo (12-15, 24,5%) sia la sera piena (19-22, 24,4%). Lo spostamento verso il primo pomeriggio e il primo serale, a scapito della fascia dopo le 22, non è un fenomeno solo britannico. Anche in Italia il consumo fuori casa si sta concentrando sempre più su aperitivo e cena anticipata, con gli stessi driver individuati dal report inglese (costi di trasporto, percezione di sicurezza) a cui si aggiunge, nel caso italiano, un fattore in più: il costo crescente della gestione notturna, tra sicurezza, personale e adempimenti, spinge molti gestori a ridurre volontariamente gli orari serali invece di aspettare che sia la domanda a ritirarsi da sola. La differenza è che nel Regno Unito il tema entra nell'agenda politica come voce di una manovra di bilancio, mentre in Italia resta perlopiù una scelta gestionale locale, senza lo stesso peso nel dibattito pubblico.