Punteggio pieno, dieci su dieci, per il secondo anno consecutivo: Lavazza si conferma al vertice di Italy's Best Employers 2027, la classifica dei migliori datori di lavoro italiani elaborata da Statista con il Corriere della Sera. Beverfood riporta i dati della settima edizione dello studio, basata su oltre 300mila valutazioni raccolte tra aprile e giugno: ai lavoratori di aziende con almeno 250 dipendenti viene chiesto quanto consiglierebbero la propria azienda e se raccomanderebbero altri datori di lavoro del proprio settore, con un punteggio che pesa di più il giudizio sulla propria azienda e tiene conto degli ultimi tre anni. Il settore alimentari e bevande occupa le prime due posizioni assolute della classifica generale: dietro Lavazza arriva De Cecco, seconda a pari merito con FinecoBank con un punteggio di 9,68. In tutto sono dieci le aziende food & beverage in top 100, tra cui Fileni (24ª), Granarolo (25ª), Barilla (28ª) e Coldiretti (29ª). Tra le bevande, l'unica altra presenza oltre a Lavazza è Coca-Cola HBC, 88ª con 8,79. Bene anche la filiera del packaging legata al settore: Coesia, gruppo bolognese che include costruttori di macchine per il confezionamento come ACMA e Volpak, è 15ª con 9,34, seguita da Tetra Pak (42ª, 9,08), punteggio superiore a quello di gran parte dei produttori alimentari in classifica. Il bis di Lavazza arriva al termine di un anno denso sul fronte delle politiche per le persone: certificazione Top Employer per Italia e Regno Unito a gennaio, nuovo contratto integrativo a luglio con venerdì brevi estesi a 19 settimane, smart working fino a dieci giorni al mese e otto settimane di congedo parentale retribuito al 100% per l'altro genitore, terzo posto mondiale tra i brand di caffè e tè secondo Brand Finance a settembre.
La classifica fotografa però le eccellenze, non l'intero comparto. Lo stesso articolo sottolinea che nello stesso periodo Diageo Italia ha ridimensionato la sede di Milano, con l'intenzione di affidare vendita e distribuzione a partner terzi e di spostare funzioni all'estero, per 86 esuberi gestiti tramite accordo sindacale, mentre AB InBev ha chiuso lo stabilimento di Birra del Borgo a Borgorose, con un accordo per i 20 lavoratori coinvolti. Sono entrambe aziende che per dimensioni rientrerebbero senza problemi nella soglia dei 250 dipendenti richiesta da Statista: il che suggerisce che essere abbastanza grandi da poter essere valutati non equivale a essere abbastanza stabili da reggere. Ed è proprio quella soglia a lasciare fuori dal confronto la parte più consistente del settore. La gran parte delle torrefazioni e dei produttori di bevande italiani, aziende piccole e medie che costituiscono il grosso occupazionale reale del comparto, non arriva nemmeno a 250 dipendenti: non entra in classifica. Il risultato è un confronto tra chi vince, Lavazza, e chi perde comunque in grande, Diageo e AB InBev, che lascia invisibile l'unica domanda che riguarda la maggioranza del settore: come si vive e si lavora dove nessuna classifica, in un senso o nell'altro, guarda.