La tonica prova a vivere senza il Gin: botanical locali e nuove occasioni di consumo

Dopo la fase in cui il gin ha reso premium la tonica, la prossima potrebbe essere guidata dalla premiumizzazione dell’occasione di consumo, compresa quella di chi in una serata sceglie di non bere alcol. La distribuzione resta però il vero nodo

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La tonica ha costruito la sua fortuna sul Gin Tonic e ora cerca di uscirne. Drinks International, con un pezzo di Eleanor Yates, ascolta due marchi sudafricani che sostengono la stessa tesi: al mixer si chiede ormai sapore e racconto, e la parte del comprimario va stretta. Chris Wium, cofondatore di Barker & Quin, osserva che il gin artigianale ha rallentato, che si spende con più prudenza e che molti comprano un London dry di massa e ci aggiungono una tonica artigianale, perché i sapori del mixer cambiano il drink senza far salire il costo del distillato. Il marchio è nato nell’agosto 2016 con un Indian Tonic esaurito in fretta e ha poi lavorato su botanici locali: l’ibisco, che si abbina ai gin floreali e alla rosa, e l’honeybush con un po’ di arancia.
Dave Morton, fondatore della filiale britannica di Fitch & Leedes (nella cui gamma figurano Pink, con rosa e cetriolo, Grapefruit e Dry Lemon), vede mixer sempre meno legati all’occasione del G&T, con sapori pensati per completare il distillato senza sovrastarlo. Dopo la fase in cui il gin ha reso premium la tonica - sostiene - la prossima potrebbe essere guidata dalla premiumizzazione dell’occasione di consumo, compresa quella di chi in una serata sceglie di non bere alcol. La distribuzione è il vero nodo. Wium racconta che prima del Covid-19 il marchio era in circa 32 mercati e oggi in cinque o sei Paesi europei, oltre a Nord America, Africa e isole come Mauritius e Maldive, e che l’imbottigliamento in Ungheria, appena avviato, serve da hub per l’Europa contro la forza dei grandi gruppi su prezzi e canali. In altre parole, il racconto del luogo viaggia, ma l’imbottigliamento si sposta. Per un bar il conto del serve cambia di conseguenza: se il gin costa meno e il mixer costa di più, il prezzo in carta si regge solo se il cliente riconosce al mixer un valore che finora attribuiva soprattutto al gin.

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