Il rapporto "Valore Pasta", realizzato da The European House - Ambrosetti per i Pastai di Unione Italiana Food, misura per la prima volta in modo sistematico l'intera filiera estesa della pasta italiana, dalla coltivazione del grano alla ristorazione. Il Gusto riporta i numeri chiave: 14,3 miliardi di euro di valore aggiunto (0,6% del Pil italiano), un fatturato complessivo di 24,6 miliardi, 143mila imprese coinvolte, 78mila occupati e 1,6 miliardi di investimenti mobilitati. Ogni euro di valore aggiunto diretto, secondo lo studio, ne genera altri 2,8 lungo le filiere collegate. Guardando alla sola filiera diretta (coltivazione di grano duro, molitura, produzione di pasta), il fatturato 2025 ha raggiunto 13,5 miliardi di euro, con una crescita media annua del 5,4% nell'ultimo decennio, superiore sia al Pil italiano (+3,2%) sia all'agroalimentare nel suo complesso (+3,9%). La sola trasformazione industriale della pasta vale 8,9 miliardi di fatturato, con una produzione che supera i 4,2 milioni di tonnellate. Il dato più netto riguarda l'export: l'Italia copre il 48,3% del commercio mondiale di pasta, con 4 miliardi di euro di esportazioni e oltre il 60% della produzione nazionale (sei confezioni su dieci) destinato all'estero, principalmente Germania, Regno Unito, Francia, Spagna e Stati Uniti. Per Margherita Mastromauro, presidente dei Pastai di Unione Italiana Food, il valore dello studio sta proprio nell'aver quantificato per la prima volta un contributo al Pil che finora restava implicito nella retorica del Made in Italy.