Dry January, questione di marketing e… buona salute

Più che la sete potè il senso di colpa. Archiviate le feste di fine anno, normalmente si fanno i conti con la bilancia (che non fa sconti a nessuno): le lancette salgono, aumenta il rimorso per qualch...

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Più che la sete potè il senso di colpa. Archiviate le feste di fine anno, normalmente si fanno i conti con la bilancia (che non fa sconti a nessuno): le lancette salgono, aumenta il rimorso per qualche drink di troppo. Ma è Natale e Capodanno e tutto si pensa valga. Gli inglesi lo chiamano guilty pleasure, il piacere proibito che crea colpevolezza. Per abbassare il livello di ansia, ecco quindi giungere in soccorso l’oramai noto dry january, ideato nel 2011 dall’associazione benefica inglese Alcohol Change Uk con l’intenzione di sensibilizzazione i sudditi di sua Maestà a tenere sotto controllo, se non ad azzerare del tutto, il consumo di alcol. 

Il mese scelto è appunto gennaio, l’immediato momento del post eccesso. L’idea è piaciuta subito a circa 4mila iscritti che hanno ‘votato’ l’idea promettendo di adeguarvisi. Oggi, stando alle ultime cifre raccolte, sono oltre 175mila ad avere sposato il mantra dell’essere forzatamente astemi nei primi 31 giorni dell’anno. 

Il fenomeno è diventato globale e anche in Italia se ne parla. Non divide, ma incentiva il dibattito. Aleggia la sensazione che forse si tratti solo di puro marketing e business. “È un po’ anche quello – sostiene infatti Diego Ferrari, da alcuni mesi bar manager del cocktail bar con cucina The Noble di Lodi –. La gente però ha bisogno di essere spronata a non bere dopo avere forse esagerato. È un po’ come andare in palestra controvoglia. Le aziende, in quest’ottica, possono stimolare la coscienza con azioni convincenti, galvanizzando la domanda di prodotti per mocktail, oggi gettonati e non solo a gennaio. Una mia ricetta in proposito è il ‘Non è un Gin Tonic’, dove amalgamo 30 ml di Seedlip, 10 ml di sciroppo di lavanda finalizzando con un top di tonica. Il tutto a zero alcol”.

IL SELF CONTROL DEI GIOVANI

Qualcuno obietta sul fatto che, concentrare la sobrietà in un singolo mese dell’anno, non sia proprio originale, considerando che, le attuali tendenze, parlano apertamente di un consumo di alcol che, una buona fetta di italiani, tende a essere moderato tutto l’anno. Un self control, soprattutto nei giovani, diventato moda. “Oggi si beve con il desiderio di non esagerare e ciò succede non solo a gennaio – conferma Franco Tucci Ponti, bar manager di 21 House of Stories Navigli a Milano –. Il drink è ovviamente una questione di gusto, ma lo si ordina anche per motivi di convivialità. Il dry january è un’operazione di marketing per i prodotti analcolici, ma al tempo stesso aiuta il fisico a riprendersi dalle ‘fatiche’ di fine anno”.

Il bartender milanese firma un suo signature zero alcol, ottenuto miscelando Seedlip Garden (45 ml), succo di lime (12 ml) e di pompelmo (30 ml), sciroppo di caffè, per poi versare in un tumbler. C’è chi poi, il fattore dry, lo posticipa in un altro periodo dell’anno. “Molti miei clienti – fa sapere infatti Massimo d’Addezio, F&B Coordinator del Chorus Cafè di Roma – hanno deciso di seguire il ‘dry october’, ovvero non bevono alcol durante il mese di ottobre, quel periodo a cavallo tra i bagordi estivi e quelli invernali. Detto questo, non penso che iniziative come il dry january siano solo legate a interessi di business. Mi piace vederle più che altro come soluzioni per un buon vivere. Oggi, inoltre, l’offerta di bevande senza alcol è cresciuta in maniera esponenziale, dalle birre e vini a una miriade di distillati che garantiscono una miscelazione di ottima qualità e che raramente deludono il palato degli avventori, anche dei cocktail lover”. 

IL PESO DELLA CORRETTA INFORMAZIONE

Di fronte a un mercato a bassa o zero gradazione alcolica in ascesa, qualcuno richiama l’attenzione sull’importanza di non stigmatizzare il prodotto alcolico. “Ben venga il dry january se serve a sensibilizzare le persone a un consumo moderato di bibite alcoliche, l'importante è però affiancarle a una giusta informazione che non demonizzi l'alcol, ma che comunichi la giusta misura e la qualità del bere – osserva, a tale proposito, Cosimo Nucera, bar manager del DaV di Milano –. Alla fine ciò che conta è che ognuno abbia una propria consapevolezza e sappia darsi un contegno. Questo comportamento si sta diffondendo rapidamente, è sotto i nostri occhi, piace a molte persone, e le proposte dei cocktail bar assecondano tale trend con un numero crescente di drink leggeri”. 

Proprio un light drink firmato da Nucera è diventato il top seller del locale in cui lavora. Si tratta del cocktail Zen-to, preparato nel bicchiere con un mix di succo di lime, zenzero, vermouth, cedrata, e una spolverata finale di pepe Timut.

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